Lavoro, i Millennials vogliono il posto fisso e farsi una famiglia

I giovani puntano anche sul welfare e sulla meritocrazia: più del 65 per cento vorrebbe un'occupazione intellettuale e non manuale

lavoro

Cosa vogliono i giovani? I Millennials hanno le idee abbastanza chiare sul tema lavoro. Tra le priorità ecco il posto fisso, fare carriera attraverso un sistema meritocratico, welfare e la possibilità di crearsi una famiglia. Mica poco…

Missione stabilità
I Millennials sanno che le competenze e titoli di studio contano, ma sono anche disposti a fare esperienze all’estero, a firmare contratti in aziende piccole, anche startup, che non puntano sulla rigidità e quindi su gerarchie troppo accentuate. Insomma, in generale sognano una buona dose di stabilità in un mondo che deve fare i conti con un clima d’incertezza sia a livello economico che politico. E’ questa la fotografia delle aspettative occupazionali dei Millennials che emerge dalla recente indagine 2018 dell’Osservatorio Generazione Z, “Millennials, lavoro e welfare aziendale”, promossa da Edenred e Orienta su un campione di 5 mila ragazzi italiani. 

Le percentuali
Quasi il 90 per cento dei ragazzi preferisce un lavoro dipendente rispetto a un lavoro autonomo, da libero professionista. Più del 65 per cento vorrebbe un lavoro intellettuale e non manuale. E il 77 per cento non scarterebbe un periodo all’estero. Ancora. Per Il 69 per cento non è importante la dimensione dell’azienda, inoltre il 74 per cento sarebbe contento di mettere a disposizione il proprio tempo in una strartup. L’81 per cento pensa che l’azienda ideale è quella che valorizza le potenzialità dei dipendenti, facendoli crescere in un contesto meritocratico. Il valore del merito è in assoluto al primo posto. Successivamente – in coerenza con il primo dato – c’è il valore delle prospettive di carriera, valido per il 75 per cento. Al terzo posto c’è lo stipendio, il concetto di “buona retribuzione”. Benefit e welfare, inoltre, sono fondamentali caratteristiche per i giovanissimi che si affacciano al mondo del lavoro. Alla domanda «Per l’azienda sono più importanti, secondo te, le tue competenze professionali o quelle umane (come un carattere aperto e brillante) e caratteriali?», più della metà (53 per cento contro il 47) ritiene che siano più importanti le competenze professionali delle soft skills, quelle umane.  

I commenti
«Un aspetto centrale, toccato nella ricerca, per rafforzare l’occupabilità dei giovani – spiega Giuseppe Biazzo di Orienta – sono le cosiddette soft skills. Parliamo delle competenze umane di tipo sostanzialmente caratteriale, che attengono la giusta mentalità che bisognerebbe avere per entrare con successo nel mondo del lavoro e poter crescere in termini professionali e di carriera. E’ bene sapere che soprattutto su queste competenze umane si gioca la scelta dei direttori del personale rispetto a una candidatura. Un numero consistente di giovani ne è conscio ma è necessario diffondere maggiormente tale consapevolezza». Così Luca Palermo di Edenred Italia: «Molte aziende hanno cambiato modello di organizzazione del lavoro, del business e, in alcuni casi, la loro stessa cultura aziendale per affrontare le nuove sfide del mercato. Questi cambiamenti hanno un comune denominatore: la creazione di un ambiente di lavoro che favorisca benessere e produttività. Il welfare aziendale riveste, in questo senso, un ruolo sempre più determinante e, come dimostrato dalla ricerca, le nuove generazioni ne sono pienamente consapevoli». 

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