Lavoro, il mood del futuro è essere flessibili e multitasking

Il rapporto Coop 2018 analizza i consumi delle famiglie fotografando uno scenario di enorme disuguaglianza fra ricchi e poveri

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Aumenta il divario fra ricchi e poveri. A fotografare il crescere di questa diseguaglianza è il rapporto Coop 2018. Secondo l’analisi nonostante i segnali di ripresa dell’economica, continuano a crescere le disuguaglianze economiche e sociali. Le differenze di reddito colpiscono soprattutto a causa della difficoltà a trovare un impiego. Le fasce dove questo fenomeno si concentra maggiormente sono quelle della popolazione meno istruita e della fascia d’età tra i 30 e i 40 anni. Crescono gli individui a rischio povertà o esclusione sociale che oggi sono pari al 20,6 per cento. Secondo l’Istat le persone che vivono in una situazione di povertà assoluta hanno superato i 5 milioni.
Rispetto al 2004 i contratti a tempo pieno, indeterminati, sono stati 368 mila in meno, mentre sono aumentati di 1.118.000 i part time permanenti. In aumento anche i contratti full time e part time a termine cresciuti rispettivamente di 380 mila e 435 mila unità. L’aumento dei contratti di lavoro a tempo determinato ha comportato la nascita di un grande numero di lavoratori con impieghi saltuari e forti discontinuità nel reddito. Una situazione che preoccupa, per via dei bassi versamenti previdenziali versati, pensando al momento in cui queste persone dovranno ricevere la pensione in base al valore dei loro contributi. Inoltre, a causa di una scarsa libertà di manovra nel bilancio pubblico lo Stato ha difficoltà a intervenire a sostegno delle fasce più deboli e la crescita limitata delle entrate statali non permette di mettere in atto misure per contrastare il disagio sociale. Parlando di quest’ultimo, il rapporto affronta anche il problema della mobilità sociale, ossia quando le persone riescono a muoversi lungo la scala sociale migliorando le proprie condizioni di vita. Recentemente l’Ocse ha analizzato questo fattore, evidenziando come nel nostro Paese ci sia una forte persistenza di disagio economico: il 62 per cento della popolazione che si trova nelle fasce più basse di reddito, rimane nella stessa condizione anche dopo quattro anni, rispetto alla media dei Paesi dell’Ocse che è più bassa del 5, 5 per cento.

Il posto fisso resta un miraggio
L’analisi Coop affronta anche il rapporto fra giovani e lavoro per quanto riguarda il futuro. Attualmente, nonostante timidi segnali di ripresa solo 1 giovane su 3 considera quello dell’occupazione come un problema del passato. Pensando alla propria posizione lavorativa tra tre anni, il 31 per cento si vede in una situazione migliore rispetto al passato, contro il 18 per cento che pensa più pessimisticamente e il 48 per cento che crede che la situazione resterà stabile. Tuttavia, la maggior parte degli intervistati della ricerca Coop considera le nuove tecnologie fondamentali nella ricerca di un lavoro. Ad esserne convinto è il 61 per cento che vede positivamente anche l’utilizzo di robot e intelligenze artificiali nel campo dell’occupazione.  Inoltre la parola d’ordine del futuro sarà multitasking, vedendo crescere, per il 61 per cento degli intervistati, la flessibilità e il numero dei lavori part-time. Il 59 per cento crede che presto sarà molto diffuso lo scenario di vedere le persone svolgere più lavori contemporaneamente e il 65 per cento pensa che in futuro sarà sempre più diffuso lo smart working (attualmente gli smart worker italiani sono circa 305 mila). Tuttavia il cosiddetto “posto fisso” resterà, secondo il 60 per cento un miraggio: c’è la proccupazione, infatti, che l’aumento di flessibilità e lavori a termine finisca per diventare precarietà, vedendo diminuire i contratti stabili a tempo indeterminato.
E se il 42 per cento crede che in futuro diminuiranno i diritti dei lavoratori, il sogno dei giovani d’oggi non è un’occupazione che garantisca un’elevata retribuzione bensì un’alta qualità nell’ambiente di lavoro. Una componente fondamentale per 90 per cento del campione, che la considera una variante indispensabile per migliorare la qualità della vita.

L’economia dei “lavoretti”
I gig worker (coloro che svolgono piccoli lavori in proprio con prestazioni perlopiù occasionali) sono pari a 695 mila persone. Come riporta la ricerca Coop la metà svolge un lavoro con un contratto di collaborazione occasionale, mentre il 10 per cento è assunto tramite co.co.co. La retribuzione per chi sceglie un lavoro “on demand” a tempo pieno è di 840 euro al mese, 340 per quanti invece scelgono di lavorare solo saltuariamente. Perlopiù si tratta di giovani studenti, disoccupati o immigrati. La ricerca prende ad esempio il settore del food delivery e i rider, circa 10 mila che per oltre il 70 per cento sono composti da under 35, ricordando inoltre come da tempo sia stata segnalata alla politica l’importanza di tutelare questa categoria di lavori, anche per via dei vari incidenti stradali che li hanno visti coinvolti.

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