Lavoro, il paradosso italiano: buste paga leggere e tasse pesanti

Il governo ha annunciato più volte l’intenzione di tagliare il cuneo fiscale. Per ora fra gli emendamenti presentati alla legge di bilancio uno in particolare agisce sul costo del lavoro prevedendo un taglio delle tariffe dei premi Inail pari a circa il 30 per cento. Un provvedimento che fa discutere

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Frena competitività e consumi, indebolisce l’occupazione e alleggerisce gli stipendi. Il cuneo fiscale (ossia l’insieme delle imposte dirette, indirette o sotto forma di contributi previdenziali che pesano sul costo del lavoro) è pari in Italia al 47,7 per cento del costo del lavoro, un dato nettamente superiore a quello della media dei paesi Ocse del 35,92 per cento (+12 per cento). I calcoli sulla differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, al netto, in busta paga li ha fatti da ultimo un focus Censis-Confcooperative: per avere uno stipendio netto di 1.000 euro l’impresa è costretta a sborsare 1.900 euro, ovvero quasi il doppio. Pesano i versamenti Inps per la pensione, l’Inail e l’Irap per l’assistenza sanitaria. E il lavoratore a sua volta si vedrà sottrarre l’imposta sui redditi (Irpef) e una piccola quota di contributi previdenziali. E il paradosso è che in Italia si registrano buste paga fra le più leggere d’Europa mentre il peso delle tasse è fra i maggiori.

L’ultima statistica pubblicata da Eurostat fa riflettere
Il costo orario del lavoro, nel terzo trimestre 2018 e rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, è cresciuto del 2,5 per cento nell’area euro e del 2,7 per cento nella Ue a 28.  A guardare le percentuali dei singoli Stati si nota, però, come il più alto aumento del costo orario del lavoro sia stato registrato in Romania (+13,9 per cento), Lettonia (+13,2 per cento) e Lituania (+10,7 per cento), mentre i più bassi aumenti sono stati registrati in Belgio (+1,2 per cento), Portogallo (+1,5 per cento) Malta e Finlandia (entrambi al +1,6 per cento). In Italia l’aumento del costo del lavoro si è attestato introno al 2,5 per cento.

Il taglio delle tariffe Inail
Il governo Lega-Movimento 5 stelle ha annunciato più volte l’intenzione di tagliare il cuneo fiscale. Fra gli emendamenti presentati alla legge di bilancio in Senato uno in particolare agisce sul costo del lavoro prevedendo un taglio delle tariffe dei premi Inail pari a circa il 30 per cento. La revisione delle tariffe è prevista dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2021 e comporterà naturalmente minori entrate per l’Istituto di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro quantificate in 410 milioni di euro per il 2019, 525 milioni per il 2020 e 600 milioni per il 2021. A copertura delle minori entrate dovute al taglio del costo del lavoro, si prevede una riduzione delle risorse strutturali destinate dall’Inail al finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro pari ad un totale di 310 milioni di euro per il triennio 2019-2021. Taglio anche per le risorse destinate alla prevenzione pari a 100 milioni di euro per il 2020 e il 2021. Naturalmente è lecito chiedersi se sia giusto tagliare di 1,5 miliardi nel triennio le risorse destinate alla sicurezza sul lavoro in un paese come l’Italia dove gli infortuni sul lavoro e le morti bianche continuano ad avere numeri spaventosi: nei primi 10 mesi di quest’anno, 945 persone hanno perso la vita sul posto di lavoro e gli infortuni denunciati nello stesso periodo sono stati più di 500 mila. La misura è stata infatti fortemente contestata da Cgil, Cisl e Uil che non escludono mobilitazioni.

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