Lavoro, il vero dramma è perderlo a 40 anni. Ma non fa rumore…

E se per affrontare la disoccupazione giovanile qualcosa si muove (incentivi, agevolazioni fiscali, apprendistato ecc…) è proprio la fascia di età fra i 40 e i 50 anni a soffrire ancora. Lo dimostrano i dati

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Si fa presto a dire flessibilità. Perdere il lavoro a 40 anni è un evento traumatico, diventato sempre più frequente. Le parole reinventarsi, ricollocamento, formazione continua sono diventate ormai un mantra di esperti o sedicenti tali ma quando nella vita di una persona si verifica un evento di tale portata l’intera esistenza può venirne travolta. E se per affrontare la disoccupazione giovanile qualcosa si muove (incentivi, agevolazioni fiscali, apprendistato ecc…) è proprio la fascia di età fra i 40 e i 50 anni a soffrire ancora. Lo dimostrano i dati.

Numeri assoluti e percentuali 
Quando si parla di disoccupazione in Italia si è soliti mettere l’accento sulla disoccupazione giovanile che in effetti pare aver raggiunto tassi elevati, oltre il 40 per cento. Ma le cose stanno veramente così? I numeri si sa non sono soggetti a interpretazioni, ma la modalità di lettura degli stessi può essere molto diversa. L’associazione Lavoro over 40, per esempio, preferisce mettere l’accento sui numeri assoluti. L’elaborazione dei dati Istat 2017 evidenzia che nella classe di età 15-24 anni i disoccupati (compresi gli scoraggiati che il lavoro neanche lo cercano più) sono poco meno di 700 mila, nella fascia 25-34 salgono a 1.098.000, in quella 35-44 a 1.022.000. Numeri più o meno simili per la fascia di età 45-54 (1.066.000) mentre fra i 55-64enni, i disoccupati sono 677 mila. Molto dicono anche le variazioni percentuali. Tra il 2008, anno in cui è scoppiata la crisi economica, e il 2017 la disoccupazione dei giovanissimi è cresciuta del 22,1 per cento, quella della fascia 25-34 anni del 40,4 per cento, quella della fascia d’età 35-44 del 36,4 per cento. Spaventa il balzo in avanti dei disoccupati fra 45 e 54 anni pari all’88,7 per cento e per quelli fra 55 e 64 anni, con un +117 per cento.

La ricerca “Help! Precipito”
La stessa associazione Lavoro over 40 ha pubblicato i risultati di una ricerca realizzata nell’ambito del progetto “Help! Precipito” finanziato dal ministero del Lavoro fra chi ha perso il lavoro. Il 28 per cento lo ha perso prima dei 45 anni, il 54 per cento fra i 46 e i 55 anni e il 18 per cento sopra i 55 anni. Per il 63 per cento degli intervistati mancano ancora 10 anni o più prima di arrivare alla pensione il che vuol dire che neanche le risorse risparmiate possono bastare a sopravvivere fino all’arrivo dell’assegno previdenziale. Considerando inoltre che il 78 per cento degli intervistati non ha ricevuto incentivi aziendali di uscita e il 42 per cento non ha potuto far conto su sussidi di disoccupazione. Fanno pensare anche le risposte fornite sul rapporto con i mezzi per il reinserimento lavorativo. Il 94 per cento dice di avere una pessima opinione dei servizi pubblici di orientamento e collocamento al lavoro e solo un po’ meno, l’87 per cento, esprime lo stesso giudizio per quelli privati. Ai disoccupati si richiede flessibilità e le risposte fornite sembrano in effetti dimostrarla: il 56 per cento è disposto a fare qualsiasi lavoro che gli permetta di vivere e solo il 12 per cento intende continuare lo stesso lavoro. Il 39 per cento è disponibile a trasferirsi in Italia o all’estero, il 28 per cento solo in Italia il 29 per cento non vuole cambiare città.  Molti (57 per cento) pensano che la via d’uscita sia l’avvio di un’attività di impresa anche se il 21 per cento confessa di averci provato senza successo.

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