Lavoro, in Italia oltre 700 mila imprenditori immigrati

Uno studio della Fondazione Moressa fotografa la situazione degli ultimi 10 anni ed evidenzia come i cinesi siano la realtà predominante

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Quota record per gli imprenditori immigrati in Italia che, nel 2018, hanno superato le 700 mila unità. Lo studio è stato elaborato dalla Fondazione Leone Moressa su dati Infocamere, che analizza la situazione imprenditoriale osservando la presenza di manager nati all’estero e le dinamiche in corso nell’ultimo anno e negli ultimi dieci.

La ricerca
Negli ultimi dieci anni i nati in Italia sono diminuiti del 10,5 per cento, contro il + 41 per cento dei nati all’estero. Tendenza che si conferma, anche se in modo molto meno marcato, nell’ultimo anno; -0,1 per cento per gli italiani, +2,6 per cento per gli stranieri.
Inoltre, nel 2018, la Cina diventa il Paese con il maggior numero di imprenditori in Italia, 73795, e supera il Marocco fermo a 72630. Al terzo posto la Romania, con poco meno di 70 mila imprenditori. Inoltre, la somma di queste tre nazionalità corrisponde a circa un terzo di tutti gli imprenditori stranieri in Italia. Gli imprenditori cinesi sono cresciuti del 72,6 per cento negli ultimi 10 anni, ritmo molto più intenso rispetto a quelli marocchini (+42,5 per cento). Nell’ultimo anno, gli imprenditori cinesi continuano ad aumentare (+3,4 per cento), mentre il Marocco è in lieve calo (-0,9 per cento).
Negli ultimi anni sono in forte crescita le comunità dell’Asia meridionale: su tutte il Bangladesh (+209,6 per cento dal 2008), ma anche Pakistan (+175,7 per cento) e India (+214,8 per cento).

La maggior parte opera nel commercio
Esaminando il settore di attività risulta come oltre un terzo degli imprenditori di origine estera opera nel commercio (34,1 per cento). Seguono i servizi (22,7 per cento) e le costruzioni (20,9 per cento). Prendendo in considerazione invece l’incidenza degli immigrati per ciascun settore, il comparto in cui la componente straniera ha il peso maggiore è l’edilizia, con il 15 per cento. Seguono commercio (13,1 per cento) e ristorazione (11,7 per cento).
Tra gli imprenditori cinesi, circa un terzo opera nel commercio (34,3 per cento). Seguono manifattura (26,8 per cento) e ristorazione (22,6 per cento). Ancora più marcata la concentrazione dei marocchini, di cui il 67,6 per cento opera nel commercio. Gli imprenditori della Romania sono invece specializzati nelle costruzioni (53,4 per cento), così come quelli dell’Albania (63 per cento). Quelli del Bangladesh, infine, hanno una forte specializzazione nel commercio (66,5 per cento).

Più imprenditori a Prato
La prima regione per numero di imprenditori stranieri è la Lombardia, con oltre 150 mila unità. In questo caso, la componente immigrata rappresenta l’11,3 per cento dell’imprenditoria complessiva. Segue il Lazio, con oltre 85 mila imprenditori: qui si registra l’incidenza più alta in assoluto (12,7 per cento). In generale l’incidenza è più alta nel Centro-Nord.
Analizzando i dati a livello provinciale, in termini assoluti le concentrazioni più importanti si registrano nelle grandi città: Milano, Roma, Torino e Napoli. Se invece si considera l’incidenza sul totale degli imprenditori, il picco massimo si raggiunge a Prato, dove il 23 per cento è straniero. Altre 5 province segnano un valore superiore al 14 per cento: Trieste, Milano, Imperia, Roma e Firenze.
Come spiega Michele Furlan, presidente della Fondazione Leone Moressa, «la crescita dell’imprenditoria immigrata rappresenta una sfida per il sistema italiano, con luci e ombre. Se da un lato questo fenomeno ha contribuito, soprattutto negli anni della crisi, al mantenimento del sistema economico nazionale, compensando e arginando in parte l’emorragia di imprese, dall’altro lato è innegabile come in molti casi nasconda il rischio di irregolarità, bassa produttività e concorrenza sleale».