Lavoro, Italia prima in Europa per giovani a capo di aziende agricole

L'analisi della Coldiretti è stata divulgata in occasione della diffusione dei dati dall’aggiornamento Eurostat sulle nuove generazioni: segno più nel settore

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L’Italia centra un record continentale. Perché è in cima alla classifica in Europa per numero di giovani nel settore agricoltura, con gli Under 35 che sono alla guida di 57.621 imprese nel 2018, in aumento del 4,1 per cento rispetto all’anno precedente (2017). Il dato è emerso da un’analisi della Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei dati dall’aggiornamento Eurostat sui giovani e il mondo del lavoro.

Segno più
«L’agricoltura è tornata ad essere un settore strategico per la ripresa economica ed occupazionale con le campagne che sono diventate il banco di prova dei tanti giovani che vogliono intraprendere con idee innovative. Una realtà molto lontana dall’immagine stereotipata con le aziende agricole condotte da giovani che possiedono una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media, un fatturato più elevato del 75 per cento della media e il 50 per cento di occupati per azienda in più», sottolinea la Coldiretti.

Di più: «Si tratta di una presenza record per l’ultimo quinquennio che ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove il 70 per cento delle imprese giovani opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili».

Le parole di Veronica Barbati
«Occorre sostenere il sogno imprenditoriale di una parte importante della nostra generazione che mai come adesso vuole investire il proprio futuro nelle campagne» afferma la leader dei giovani della Coldiretti Veronica Barbati nel denunciare «gli ostacoli burocratici che troppo spesso si frappongono». E ancora: «Lo dimostra il fatto – conclude Barbati – che più di 3 richieste di nuovo insediamento su 4 (78 per cento) al Sud non sono state al momento accolte per colpa degli errori di programmazione delle Amministrazioni Regionali con il rischio concreto di restituzione dei fondi disponibili a Bruxelles».

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