Lavoro minorile, milioni di bambini sfruttati ed esposti a pericoli

La denuncia dell'Ilo in occasione della Giornata mondiale dedicata al fenomeno

World day Against Child Labour 2018 Curtain Raiser

Nel mondo ci sono 73 milioni di bambini intrappolati in lavori pericolosi, quasi la metà dei 152 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni tuttora vittime del lavoro minorile. A denunciarlo è l’Organizzazione Internazionale del lavoro (Ilo), in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile celebrata il 12 giugno. «Questi bambini lavorano nelle miniere e nei campi, nelle fabbriche e nelle case, sono esposti a pesticidi e altre sostanze tossiche, trasportano carichi pesanti o lavorano tante ore ogni giorno.  A causa di questi lavori inaccettabili, molti di loro subiscono danni fisici e psicologici permanenti», spiega l’Ilo che rileva anche come alcuni rischi professionali, quali l’esposizione a stress psicologico e alle sostanze chimiche, sono ancora più gravi per i bambini di quanto si pensasse in precedenza.

La locandina della campagna Oil “World Day 2018”

Piccole vittime
L’Organizzazione sottolinea come sebbene il numero complessivo di bambini in lavori pericolosi sia diminuito negli ultimi anni, questo risultato è piuttosto limitato agli adolescenti e giovani.  Tra il 2012 e il 2016 il numero di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni vittime del lavoro minorile è rimasto invariato, mentre è aumentato il numero degli stessi che hanno un lavoro pericoloso e pertanto inaccettabile. «I bambini sono più vulnerabili e a rischio rispetto agli adulti. Per questo è necessario porre in essere una serie di misure urgenti affinché non ci siano più minori intrappolati in lavori pericolosi», dice Guy Ryder, direttore generale dell’Ilo.

Le nostre tavole non esenti da fenomeni di sfruttamento
«Arrivano anche in Italia i prodotti ottenuti dal lavoro dei 108 milioni di bambini sfruttati nelle campagne, dal riso basmati del Vietnam all’aglio argentino fino alle rose africane –  denuncia la Coldiretti – Secondo la Fao quasi la metà di tutto il lavoro minorile del mondo avviene in Africa con 72 milioni seguita dall’Asia con 62 milioni ma rilevante è la diffusione anche in Sudamerica, aree dalle quali – sottolinea l’associazione di rappresentanza – l’Italia importa ingenti quantità di prodotti agricoli ed alimentari che arrivano sulle nostre tavole».

Sulle nostre tavole i prodotti dello sfruttamento di 108 milioni di minori

Il caporalato invisibile
Dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana a quella africana in vendita nei supermercati italiani, quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia da Paesi extracomunitari non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori, a partire da quella sul caporalato, vigenti nel nostro Paese, secondo una analisi della Coldiretti. Si tratta del frutto di un “caporalato invisibile” che passa inosservato solo perché avviene in Paesi lontani. E tutto questo accade nell’indifferenza delle Istituzioni nazionali ed europee che anzi spesso, denuncia la Coldiretti, alimentano di fatto questo commercio con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi che avvantaggiano solo le multinazionali.
«Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato ed è necessario, invece, che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

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