Lavoro, un bonus agli imprenditori che assumono a tempo indeterminato

L'iniziativa, a firma dei parlamentari di Forza Italia, è stata presentata durante una conferenza a Montecitorio

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Da sinistra: Giorgio Mulè, Roberto Occhiuto, Mara Carfagna, Paolo Russo

Aiutare chi ha perso il lavoro e gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato. Sono questi gli obiettivi di una proposta di legge, che vede come firmatari Mara Carfagna, vicepresidente della Camera (Forza Italia) e Roberto Occhiuto, vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Camera dei deputati. L’iniziativa, “Bonus per imprenditori che assumono” è ora un emendamento alla legge di stabilità e prevede «l’istituzione di un assegno sostitutivo o integrativo della retribuzione per promuovere il reinserimento lavorativo e la riqualificazione dei lavoratori disoccupati di età compresa fra trenta e cinquanta anni, nonché concessione di un incentivo per l’assunzione di lavoratori nelle regioni del Mezzogiorno». È stata presentata durante una conferenza a Montecitorio. Presenti i due firmatari della proposta insieme a Paolo Russo, responsabile del Dipartimento Sud di Forza Italia e Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi di Camera e Senato dei forzisti.

Dare una prospettiva ai giovani
Gli eroi del sud, spiega Paolo Russo, sono gli imprenditori. Nel Mezzogiorno non ci sono meno imprese rispetto al nord, ma il vero problema è la loro difficoltà ad organizzarsi, fare rete e internazionalizzarsi. Ci sono difficoltà sul fronte del credito, del clima sociale, della formazione che rendono quell’impresa senza una prospettiva di crescita. L’idea è utilizzare risorse per alimentare un meccanismo di formazione che serva all’impresa.
Come spiega Roberto Occhiuto, la necessità di farsi carico della povertà e dei giovani che non lavorano non è un’iniziativa cara solo ai 5 Stelle, ma ricorda che la proposta presentata da Forza Italia sul reddito di dignità era molto diversa dal reddito di cittadinanza. «Non vogliamo – spiega Occhiuto – che ai giovani sia dato un sussidio che li metta ai margini del mercato del lavoro, li escluda dalla possibilità di trovare un lavoro e ne faccia dei precari strutturali di lungo periodo». Le risorse devono essere utilizzate per formare i giovani in un rapporto sinergico con le imprese.

Assegno ai disoccupati, bonus agli imprenditori
Occhiuto ricorda come le regioni del Mezzogiorno spendono ogni anno tra i 600 e i 700 milioni di euro per la formazione professionale «che non forma un profilo utile ad essere speso sul mercato del lavoro». Queste risorse, spiega Occhiuto, dovrebbero essere trasformate in un assegno di 800 euro mensili fino a 24 mesi senza vincoli né per l’azienda né per il lavoratore. L’assegno, però, si attiva solo quando il disoccupato va nell’azienda e si offre come lavoratore per formarsi on the job. «È un modo di collegare il bisogno di chi non ha lavoro con la possibilità di utilizzare la formazione professionale per trovare un lavoro». Ci sarebbero vantaggi anche per l’impresa che avrebbe «un incentivo di 10mila euro per ogni lavoratore che al termine del suo percorso formativo fosse assunto a tempo indeterminato». Saranno, però, esclusi dalla misura i datori di lavoro che licenziano nei 36 mesi successivi o che lo hanno già fatto nei tre precedenti.
Infine, Occhiuto ricorda come la misura non sarebbe finanziata facendo debito, ma «chiedendo alle regioni di utilizzare più opportunamente, in maniera più produttiva le risorse dell’Unione europea».

Generazione no bonus
La proposta, spiega Mara Carfagna, si rivolge soprattutto «a una fascia d’età che, nei libri di storia, verrà ricordata come la generazione della grande crisi». In quest’area, si concentra una grandissima disoccupazione: sono circa 1 milione, spiega, le persone tra i 35 e i 50 anni che cercano lavoro e non lo trovano e tra queste ci sono anche i cosiddetti inattivi che hanno persino smesso di cercare lavoro.
«Bisogna – conclude –  non sussidiare queste persone affinché lavorino, ma riportarle all’interno del mercato del lavoro. Includerle anche perché si rischia che i cosiddetti sconfitti della globalizzazione non vedranno la luce in fondo al tunnel. Secondo simulazioni dell’Inps le persone nate a cavallo degli anni 70 e 80 dovranno lavorare il doppio per andare in pensione dopo i 70 anni con una pensione ridotta del 25 percento. È in questa fascia d’età che bisogna concentrare le risorse perché per loro non sono previste tutele, incentivi o bonus».

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