Le compagnie aeree low cost ‘tentano’ i piloti

Secondo gli analisti, nei prossimi vent'anni ci sarà bisogno di oltre 600mila nuovi comandanti d'aereo. Uno scenario che creerà grattacapi soprattutto ai vettori a basso costo che, per questo, corrono già ai ripari. Come Ryanair, che cerca di tranquillizzare i suoi piloti con il primo contratto collettivo della sua storia. O come Easyjet, che chiede aiuto alle donne per arricchire la sua squadra.

piloti

Nei prossimi anni il mondo dei trasporti aerei sembra destinato a subire profondi cambiamenti. Nuovi mercati si affacciano sulla scena. Il numero dei voli e delle tratte cresce senza sosta. Ma, stando alle proiezioni degli analisti, ciò porterà con sé non pochi problemi. Su tutti quello legato alla carenza di piloti. Molto presto ci potrebbe essere un vero e proprio deficit di comandanti. Un recente studio realizzato da Boeing – colosso dell’industria aerea – ipotizza che da qui al 2036 serviranno 637 mila nuovi piloti (112 mila solo in Europa). Le grandi compagnie hanno perciò da tempo avviato una sorta di “aeromercato”, per formare una panchina lunga. Anche i pesci più piccoli, però, corrono ai ripari. Indispensabile trattenere risorse e assoldarne di nuove. Come stanno tentando di fare, ad esempio, due importanti compagnie low cost: Ryanair e Easyjet.

La società di Michael O’Leary ha scelto l’Italia per piazzare uno spartiacque storico. Dopo quasi un anno di trattative la compagnia irlandese ha siglato il suo primo contratto collettivo, dedicato proprio ai 300 piloti di casa nostra. L’accelerazione finale è stata indotta dai recenti scioperi selvaggi che, nei mesi estivi, hanno visto incrociare le braccia a centinaia di comandanti in tutta Europa, portando alla cancellazione di oltre mille voli. I piloti, da tempo, protestano contro le condizioni di lavoro massacranti che li portano ad accumulare ore di volo senza adeguato riposo (e con stipendi considerati inaccettabili, soprattutto se paragonati a quelli degli altri vettori).

Ma cosa prevede l’accordo? Innanzitutto un sostanzioso aumento: un capitano di prima nomina arriverà a percepire tra gli 8 mila e i 12 mila euro (a seconda dei bonus) riallineando lo stipendio a quello dei colleghi degli altri vettori europei. A conti fatti, un “tesoretto” di circa 20 mila euro in più. Entrano in busta paga anche il contributo per il fondo di sanità integrativa e quello di previdenza complementare, la maternità, la paternità, i congedi parentali, la disciplina del Tfr vigente in Italia. Infine, in attesa che l’Inps registri il contratto e copra le malattie, sarà la stessa Ryanair a garantire l’indennità di malattia.

«Mi auguro che questo contratto– spiega Eddie Wilson, Chief People Officer della compagnia – sia presto seguito da un simile accordo con i nostri piloti irlandesi. Abbiamo anche invitato i sindacati britannico, tedesco e spagnolo a un incontro nei prossimi mesi per negoziare e, speriamo, concordare contratti collettivi simili». Con adeguate tutele e salari più alti, infatti, la compagnia low costspera di attrarre nuova forza lavoro. Per il momento, i sindacati rimangono scettici e attendono ulteriori passi da parte del governo italiano.

Di tenore diverso l’iniziativa lanciata da Easyjet che punta tutto sul potere della persuasione. L’obiettivo? Cercare piloti tra chi difficilmente pensa a questo tipo di carriera: le donne. Secondo una ricerca della stessa compagnia britannica, il 50 per cento  dei piloti femmina inizia a considerare tale strada solo all’età di 16 anni (il 55 per cento dei piloti maschi sa che vorrà pilotare un aereo già a 5 anni). Sarà perché nell’immaginario collettivo il comandante è uomo; così le ragazze non ci pensano neanche. Per questo Easyjet ha lanciato una campagna di reclutamento che punta ad avere, entro il 2020, la metà dei nuovi assunti di sesso femminile (attualmente sono il 5 per cento dell’organico). Anche questo è un modo per convincere i piloti a guidare una low cost.

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