Le Iene non mollano Di Maio: la stalla che diventa villetta con patio

Nella terza puntata del programma di Italia 1 si ipotizza anche il ruolo di prestanome nella ditta del padre. «Mi sembra un trattamento che si riserva a un pericoloso criminale», dice il papà difendendo di nuovo il figlio

Di Maio

Le Iene non si fermano e continuano a mettere sotto pressione Luigi Di Maio. Dopo aver accertato dei lavoratori in nero nella ditta di famiglia (il padre Antonio si è preso tutta la responsabilità), domenica 2 dicembre è andata in scena la terza parte dell’inchiesta condotta da Filippo Roma, giornalista che ha subito anche minacce di morte dopo le prime puntate. Stavolta il focus è stato messo su quattro fabbricati di proprietà che non risultano al catasto e che il sindaco di Mariglianella ha confermato abusivi. Luigi Di Maio ha promesso nuove verifiche con il padre. Dalle immagini spicca una villetta con patio e piscina. Laggiù, secondo i ricordi del ministro, ci sarebbe una stalla e poco altro. Eppure in una foto del 2013 si vede Di Maio jr che si fa un bagno in quella stessa piscina con tanto di fabbricato abusivo alle spalle e in evidenza. Le Iene si fanno anche un’altra domanda: «perché Antonio Di Maio non compare nell’assetto proprietario dell’azienda dal 2006?» Il secondo dubbio è conseguente: «Non è che mamma Paolina e poi Luigi Di Maio e la sorella Rosalba sono, ai sensi della legge, dei prestanome?». Insomma, il programma di Italia 1 ipotizza un ruolo da prestanome per il capo politico del M5S. Un’accusa pesante considerando che è mossa al ministro del Lavoro in persona.

Parla di nuovo il papà
«Quando nei giorni scorsi la polizia municipale è venuta a Mariglianella per controllare il capanno sul terreno di proprietà mio e di mia sorella, l’area è stata sorvolata da un drone, come nei giorni scorsi la nostra casa. C’erano giornalisti e telecamere ovunque. Forse non spetta a me giudicare, ma mi sembra un trattamento che si riserva a un pericoloso criminale e mi spiace per i miei vicini e per tutto il paese. Ammetto che nel cortile avevo lasciato qualche mattone e dei sacchi con del materiale edile ed altre cose. Anche in questo caso, se ho sbagliato me ne assumo la responsabilità. Ma essendo la mia proprietà privata, non pensavo che questo potesse essere addirittura un reato ambientale», spiega Antonio Di Maio, padre del vicepremier e ministro del Lavoro, in un passaggio della videolettera pubblicata su Facebook.

Renzi bacchetta
«Non a caso la vicenda di Di Maio non è stata tirata fuori dal servizio pubblico, ma dalle Iene. Nel caso di specie: continuo a pensare che la vicenda che riguarda il padre di Di Maio (lavoro nero, condoni, abusi edilizi, rifiuti, cartelle Equitalia) dovrebbe essere fuori dal dibattito politico. Ci sono due ragioni per le quali se ne parla. Perché i Cinque Stelle hanno creato un clima infame, con aggressioni personali. E oggi la famiglia Di Maio è vittima di questo sistema. Perché Luigi Di Maio deve spiegare per quale ragione ha accettato di fare il prestanome al padre. E questo è ciò che rileva. Conosco ciò che sta passando la famiglia Di Maio e mi dispiace vedere le telecamere entrare nell’intimità di una famiglia. Per colpa di Luigi e dei suoi amici ci siamo passati anche noi: almeno Di Maio può contare sulla solidarietà dei suoi colleghi Cinque Stelle. A me invece la solidarietà è arrivata dalla nostra gente, non dal gruppo dirigente del Pd che per la stragrande maggioranza è rimasto in silenzio, sia pubblicamente che privatamente. Ma non posso continuare ad accostare i due casi, altrimenti mio padre si arrabbia. Eh già: mio padre ha diffidato tutti, anche me, di non fare accostamenti sbagliati tra le due vicende», scrive Matteo Renzi nella enews.

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