Le paure degli italiani: dall’insicurezza economica alla criminalità

Intervista a Anna Maria Giannini, consigliera dell’Ordine degli Psicologi del Lazio: «La sicurezza è uno dei bisogni fondamentali dell’individuo. L’incertezza economica può essere trasformata in paura dello straniero»

paure

Nell’XI edizione del Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa emerge un preciso sentimento generato dalla crisi degli ultimi tempi: la paura. Il report “La banalità della paura: lavoro, percezioni e insicurezze in Europa” di Fondazione Unipolis e Demos&Pi si concentra sulla percezione sociale della sicurezza. Da questa ricerca emergono alcune ansie principali che affliggono gli italiani: l’insicurezza globale, economica e legata alla criminalità. La prima paura, che accomuna il 75 per cento degli intervistati, è alimentata ad esempio da timori di tipo ambientale o dagli atti terroristici. La maggior parte ha affermato di non avere denaro sufficiente per vivere e di aver paura di perdere il lavoro. Mentre l’insicurezza legata alla criminalità, che si attesta intorno al 38 per cento, è in netto calo rispetto al dato raggiunto nel 2012.

Il bisogno di sicurezza degli Italiani
Nel report è emerso un bisogno continuo di sicurezza e protezione a tutti i livelli della vita sociale. Così la mancanza della sicurezza ambientale, economica, lavorativa e personale porta gli Italiani ad uno stato di timore. Anna Maria Giannini, professore ordinario del Dipartimento di Psicologia dell’Università “Sapienza” di Roma, ha spiegato l’importanza del bisogno di sicurezza: «È importante considerare che la sicurezza è uno dei bisogni fondamentali dell’individuo e si colloca alla base di una piramide di bisogni che vedono ai vertici le motivazioni più strutturate da cultura e ambiente. Vivere sentendosi al sicuro è, dunque, uno dei bisogni fondamentali e ogni volta che, per svariate ragioni, si percepisce frustrazione di questo bisogno, si attivano misure di controllo e ricerca di protezione».

Tuttavia, la mancata sicurezza si può trasformare in vere e proprie condotte di evitamento: «Al di là degli estremi – afferma la consigliera dell’Ordine degli Psicologi del Lazio – occorre sottolineare che l’emozione della paura può essere caratterizzata da generalizzazioni e/o spostamenti da una situazione all’altra: ad esempio un profondo stato di incertezza o insicurezza può trasformarsi in una condotta di evitamento e paura direzionate su altro oggetto. Ad esempio, l’incertezza economica può essere trasformata in paura dello straniero o nella paura di essere vittimizzati in situazioni criminose».

La paura degli atti criminali
Nonostante dal report di Demos emerga una diminuzione dell’insicurezza legata alla criminalità, questa continua ad accomunare molti Italiani. A tal proposito l’incertezza e la sofferenza generalizzata possono portare anche alla paura di essere vittime di azioni criminali. Secondo la professoressa Giannini «nel tempo si è assistito sempre più al fatto che stati di incertezza e di sofferenza si siano trasformati in timore generalizzato di subire aggressioni e di essere preda di azioni criminali, anche in assenza di dati che confermino l’oggettiva presenza di pericoli di tale tipologia. Spesso assistiamo ad ingenti differenze fra i dati diffusi dalle fonti attendibili (Istat, ministero dell’Interno ecc.) in tema di criminalità e la cosiddetta “sicurezza percepita”. Su questa hanno influenza molteplici fattori: personalità, differenze e storie individuali, comunicazione mediatica ed esposizione a specifiche narrazioni sul tema. A richiesta di come si sia sviluppata la paura, non è raro sentirsi dire “ho sentito che è accaduto, ma non a mie conoscenze e neppure a me”».

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