Lega, due provvedimenti su tutela delle donne e riforma della giustizia

Le misure sono state illustrate durante una conferenza al senato con il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini

Lega
Giulia Bongiorno e Matteo Salvini durante la conferenza (foto da Twitter)

Niente mimose, ma leggi. È questo il sunto dell’introduzione del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, alla conferenza organizzata in Senato, in occasione della festa della donna, per presentare due disegni di legge di iniziativa leghista che vanno ad aggiungersi al provvedimento sulla legittima difesa: il “Codice Rosso” e lo stop al rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo: «Questa data – spiega Salvini – non è scelta a caso. I ministri non portano mimose, è più utile presentate 2 leggi che saranno approvate a breve e che risparmieranno sofferenza alle donne in balia di delinquenti e di leggi inesistenti». Presenti alla conferenza per illustrare le due misure, anche il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, e il sottosegretario al ministero dell’interno, Nicola Molteni.

I due provvedimenti
Per quanto riguarda la proposta di legge “Codice Rosso”, la Bongiorno ha ricordato come il provvedimento, nato da una sua idea insieme a Michelle Hunziker (entrambe si occupano dell’associazione “Doppia difesa” che offre aiuto legale alle donne vittime di maltrattamenti), vada in aiuto alle donne che denunciano violenze. Queste dovranno essere ascoltate dal pubblico ministero entro 3 giorni dalla denuncia. La legge, ha aggiunto la Bongiorno, seppur presentata dalla Lega non non dovrebbe essere di alcuna parte politica, ma riscuotere il più ampio consenso.
A illustrare il secondo provvedimento sull’inapplicabilità del rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo è stato il sottosegretario Molteni, che ha ricordato come il provvedimento sia un’iniziativa storica della Lega, già presentato nelle precedenti legislature e sempre approvato alla Camera, senza riuscire ad arrivare all’approvazione del Senato. La misura, ha sottolineato il sottosegretario, afferma tre principi: «Il primo è il principio della certezza della pena, chi sbaglia paga e la pena la paga interamente. Il secondo principio è rimettere al centro le vittime e i familiari delle vittime di reati efferati e gravissimi, quindi dare dignità a queste persone che hanno subito una vergogna e un’ingiustizia per evitare che paghino due volte, non solo del reato commesso, ma anche vedendo dopo pochi anni colui che ha commesso questi reati immediatamente libero. Il terzo principio è l’assoluta contrarietà da parte nostra a sconti di pena, a benefici e misure premiali nei confronti di chi si è macchiato di un’infamia e di una crudeltà di questo tipo».

Diritto di famiglia da riformare
Infine, Salvini ha risposto ad alcune domande della stampa. A chi domandava se iniziative come la conferenza odierna, non fossero in contrasto con le foto di donne che lo contestano, poi pubblicate sui social del ministro, scatenando commenti e insulti, il vicepremier ha risposto: «Se uno va in piazza con un cartello e mi insulta, può essere uomo o donna, io rispondo, e gli mando un bacione. Ad ogni azione corrisponde una reazione. Io difendo e difenderò l’incolumità di chiunque ma mi piacerebbe che altrettanto sdegno ci fosse per le scritte “Salvini morto” o “ammazzate Salvini”. Non faccio il piangina, queste scritte mi fanno pietà e tenerezza. Ciascuno e libero di criticare ma non di offendere». E a chi chiedeva delucidazioni sul ddl Pillon, criticato da molte donne, ha aggiunto: «Il ddl Pillon è un punto di partenza, si può emendare, ma il diritto di famiglia va riformato, nell’interesse delle donne, degli uomini e soprattutto dei minori, che troppo spesso sono usati come merce di scambio».

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