Lega, Durigon: «Non vogliamo smontare il decreto dignità»

Il sottosegretario al Lavoro: «Si può intervenire su alcune piccole zone d'ombra che, inevitabilmente, si sono manifestate dopo un anno»

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Il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon (foto dal sito: lavoro.gov.it)

Un altro scontro all’orizzonte tra alleati di governo? Non ancora. La Lega però vuole apportare delle modifiche dal decreto dignità, principalmente nella parte che riguarda i rinnovi dei contratti a termine. Così il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon al Corriere della Sera: «Non vogliamo smontare nulla, il nostro intervento non va contro il decreto dignità che ha fatto un bellissimo lavoro portando a un incremento dei contratti a tempo indeterminato. Non si tratta di fare marcia indietro perché quel provvedimento ha funzionato benissimo. Semmai si può intervenire su alcune piccole zone d’ombra che, inevitabilmente, si sono manifestate dopo un anno…».  

Contratti a termine
«C’è stato un leggero aumento del turn over rispetto alle stabilizzazioni: in alcuni casi, alla fine di un contratto a termine, le aziende hanno preferito prendere un’altra persona sempre con un contratto a termine piuttosto che trasformare quello stesso rapporto di lavoro in un contratto a tempo indeterminato. È su questo punto che si può intervenire affidando alla contrattazione più rappresentativa l’individuazione delle formule migliori per poter utilizzare ancora il lavoro flessibile», continua l’esponente della Lega. 

Sul salario minimo
Il salario minimo è uno dei cavalli di battaglia del M5S di Luigi Di Maio. Durigon ci va con cautela e spiega che questa misura potrebbe indebolire le aziende e diventare un problema: «E’ un elemento interessante per sostenere il reddito dei lavoratori. Ma è chiaro che non può diventare un costo aggiuntivo per le imprese, che già faticano a stare dietro alla concorrenza». 

In Europa
Durigon è fiducioso in chiave Europa e allontana lo spettro della procedura d’infrazione: «Io sono abbastanza tranquillo che alla fine non ci sarà nessuna procedura d’infrazione. Di sicuro non ci sarà una manovra correttiva, che non servirebbe a nulla. Quello che abbiamo già fatto e che stiamo facendo basterà a convincere Bruxelles». 

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