Legge di bilancio 2019, un maxiemendamento tra “sprechi” e spese utili

Dagli stanziamenti a favore del Comitato Atlantico Italiano o a quelli per realizzare il censimento degli alberi monumentali, agli importanti fondi destinati alla riattivazione dell’aeroporto di Crotone o all’elettrificazione della linea ferroviaria Novara-Biella ancora a diesel

manovra

Siamo così abituati con l’annuale legge di bilancio a sorbirci il solito maxiemendamento che distribuisce a pioggia milioni di euro per le iniziative più demenziali e provinciali patrocinate dai politici della maggioranza, che ci sembra quasi incredibile questa volta di scorrere un elenco di interventi in cui le spese utili sono addirittura prevalenti su quelle inutili. Certo, quel vizio nazionale non si può dire estinto, ma conforta l’inizio di un’inversione di tendenza che lascia spazio alla speranza. Nel Bilancio 2019 non mancano alcune perle in linea con le vecchie attitudini allo spreco, come gli stanziamenti a favore del Comitato Atlantico Italiano (che fa e perché esiste?) oppure per il censimento degli alberi monumentali, insieme a sostanziosi contributi per la mobilità delle Fiere o a favore del Fondo Ristoro Risparmiatori, ma ci sono tracce di recupero della saggezza amministrativa che molti governi precedenti avevano dispersa.

Investimenti per ripartire
Fra le tante voci in positivo troviamo 3 milioni di euro per la riattivazione dell’aeroporto di Crotone, 54 milioni per l’elettrificazione della linea ferroviaria Novara-Biella ancora a diesel, 8 milioni per il ripristino dei pontili liguri distrutti dal maltempo, 2 milioni per potenziare lo strategico centro merci di Alessandria, ma anche 400 milioni di euro a favore dei comuni italiani al di sotto dei 20 mila abitanti. Importanti il saldo delle spese sostenute dai comuni terremotati ancora in credito con lo Stato, i 5 milioni di euro destinati a chi riceverà in regalo ettari di terre incolte restituendole alla produttività, il contributo per l’alluvione del Bellunese, rientrante con molte altre voci in uno stanziamento di 106 milioni di euro complessivamente.

All’inseguimento di fondi (e idee)
Indubbiamente, c’è ancora molto da limare, ma è auspicabile che questo tentativo di migliore impiego delle risorse pubbliche diventi riferimento anche nell’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo, nel chiedere i quali l’Italia brilla per banalità delle proposte e per incapacità strutturale di destinare quei fondi, una volta concessi, ad opere di vero progresso. Se i paesi baltici o del gruppo di Visegrad continuano ad ottimizzare le risorse messe a disposizione dall’Europa, l’Italia si è distinta per i 10 mila euro spesi dal comune di Longobucco (Cosenza) per la fiera del castrato, per il finanziamento del corso per tatuatori d Piombino, per i 30 mila euro andati alla festa della marina di La Spezia, per la somma chiesta all’Ue per il corso di operatori della sicurezza delle sale da ballo di Modena. Da non dimenticare gli 8 mila euro per la festa dell’uva di Catanzaro, i 169.942 euro dati alla Calabria in quattro anni per il Festival del Peperoncino con annesse vacanze piccanti, i 10 mila euro europei per il gemellaggio Miami-S.Margherta di Savoia in provincia di Barletta. C’era anche un’iniziativa interessante, le Rotte Mediterranee per attrarre turisti con appositi itinerari nelle isole più belle della Sicilia o nella Magna Grecia calabra, con uno stanziamento Ue di 250 mila euro, ma i soldi sono tornati indietro per mancata partenza dell’iniziativa stessa. Quando i progetti sono buoni nel nostro Sud non decollano mai.

Cambiamento in atto?
Certo, non ci sono solo esempi negativi, ma è un fatto che l’Italia utilizzi il 30 per cento dei fondi europei per lo sviluppo e nulla fa per migliorare la situazione. L’unica idea buona del  governo Monti fu l’istituzione del ministero per la Coesione Territoriale, retto da un tecnico, Renato Barca, che con una task force di esperti incominciò a mettere ordine nella confusione di progetti regionali importanti, credibili anche sotto l’aspetto burocratico, da presentare con successo in Europa. Non mancarono i primi buoni risultati. Renzi, appena succeduto allo “stai sereno” premier uscente Enrico Letta, abolì subito quel ministero. Se con leggi di Bilancio più sagge recuperassimo la capacità di sfruttare meglio le possibilità offerte dal nostro stare in Europa, forse potremmo davvero incominciare a parlare di cambiamento.

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