Legittima difesa, la nuova legge è un invito alle armi?

Intervista a Roberto Bartoli, professore ordinario di diritto penale all'Università degli studi di Firenze: «Il pericolo è sicuro perché oltre alla presunzione di proporzione si prevede una ipotesi di presunzione di necessità»

legittima difesa

Lo scorso 24 ottobre è stata approvata al Senato la legge sulla legittima difesa proposta dall’asse Lega-M5S. L’impugnatura degli articoli 52 e 55 del codice penale, il peso dell’art. 2, l’introduzione del “grave turbamento” e nondimeno la nuova bilancia di proporzionalità sono cavilli giuridici in grado di tramutare in toto la forma e la sostanza di una legge (a breve sui banchi della Camera) senza dubbio di forte impatto sull’opinione pubblica.

Ma cosa prevede, in definitiva, la riforma legislativa attuata dall’esecutivo? Momento Italia, a tal proposito, ha intervistato Roberto Bartoli, professore ordinario di diritto penale all’Università degli studi di Firenze.

Roberto Bartoli
Roberto Bartoli

Professor Bartoli cosa cambia con la legge sulla legittima difesa approvata in Senato?
«La riforma contiene tre grandi novità tutte relative alla legittima difesa nel domicilio. La prima è una presunzione di proporzione della reazione (agisce “sempre” in stato di legittima difesa colui che “compie un atto per respingere l’intrusione con violenza, minaccia di uso di armi e di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone” ndr); la seconda è una presunzione della stessa necessità di difesa (ha il diritto di difendersi – anche per via armata – chi “in casa o nella propria azienda, agisca per difendersi dagli sconosciuti che cercano di entrare, con violenza, minacce..” ndr); la terza è l’attribuzione di rilevanza al turbamento psichico (il testo prevede che “la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito in stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto”. In altre parole, non è necessaria una vera e propria minaccia di un’arma. ndr)».

Con la modifica degli art. 52 e 55 del codice penale, sarà sempre data per sussistente la proporzionalità di chi reagisce in casa propria. Cosa significa questo?
«Non solo la reazione è considerata sempre proporzionata, ma addirittura si legittima ciò che vera e propria reazione non è, nel senso che si considera legittima una reazione anche se manca la necessità di difendersi e quindi anche se non è una autentica reazione a un illecito, ma un atto come mera conseguenza di un illecito (caso emblematico quello dell’oste di Lodi che sparò alle schiena e uccise uno dei  malviventi che si erano introdotti di notte nel suo locale. Per questo l’oste finì sul banco degli imputati con l’accusa di omicidio volontario poi derubricata a eccesso di legittima difesa ndr)».

Casi come quello dell’oste di Lodi, potrebbero non arrivare mai più nelle aule dei tribunali. Non c’è il pericolo di un invito alle armi per i cittadini?
«Il pericolo di un invito alle armi dei cittadini è sicuro proprio perché oltre alla presunzione di proporzione si prevede una ipotesi di presunzione di necessità: non si tratta più di legittima difesa, ma di deliberato uso di armi».

Tra l’inevitabile aumento di armi e ragionevoli dubbi sulla proporzionalità, secondo lei, dov’è il punto d’incontro per una legge sulla legittima difesa completa?
«Era sufficiente prevedere una ipotesi in cui non si punivano eccessi colposi, come anche dolosi, ma dovuti ad alterazione psichica derivante dall’aggressione. Un ottimo punto di equilibrio capace di salvare i requisiti della legittima difesa e al contempo di venire incontro alla realtà dove la maggior parte dei casi problematici è offerta proprio da reazioni sproporzionate derivanti dalla paura».

 

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