L’euro compie vent’anni: tra attacchi, polemiche e ricerca di stabilità

Nata ufficialmente il 1° gennaio del 1999, oggi è la valuta di 19 Paesi europei, utilizzata quotidianamente da 340 milioni di cittadini, seconda al mondo dopo il dollaro

moneta euro

L’euro ha compiuto i primi venti anni e nello stesso giorno è stata dichiarata fuoricorso la sua banconota di più alto valore, quella da 500 euro appunto, che pochi hanno conosciuto e pochissimi avuta fra le mani. Lo chiamavano “Bin Laden” il bigliettone da 500, finito per essere prediletto dai signori della droga, dai riciclatori di denaro sporco, dalle mafie e dai trafficanti di armi. Perché quella banconota non favorisse ulteriormente attività illegali, due anni fa la Banca centrale europea ne aveva deciso l’eliminazione. Ma per chi  dovesse essere in possesso di alcuni esemplari nessun problema, perché essa manterrà il suo valore e potrà essere cambiata presso le banche centrali dell’Eurosistema per un periodo di tempo illimitato.  

La difesa di Draghi
Dal 1° gennaio, dunque, un euro maggiorenne (nacque ufficialmente l’ 1 gennaio 1999), che nonostante attacchi, speculazioni e divisioni tra rigoristi e colombe, ha resistito per 20 anni. Molti lo davano per spacciato all’apice della crisi del debito sovrano tra il 2011 e il 2012, ma è oggi la valuta di 19 Paesi europei, utilizzata quotidianamente da 340 milioni di cittadini, seconda al mondo dopo il dollaro. Certo, si è ancora nella fase adolescenziale, ma come sottolinea il  presidente della Bce Mario Draghi, «c’è una generazione che non conosce altra moneta che l’euro. Esso ha rispettato il mandato principale di mantenere la stabilità dei prezzi e contribuito al benessere. Deve però migliorare il suo funzionamento per far convergere su un obiettivo comune le economie dell’eurozona, colmando il divario tra i Paesi».

Il tandem Prodi – Ciampi
Sull’adesione dell’Italia all’euro e sui riflessi che la scomparsa della lira ebbe sulla nostra economia, le polemiche sono state molteplici fin dall’inizio. Certamente l’atteggiamento fin troppo accondiscendente di Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi nell’accettare una valutazione penalizzante della nostra moneta storica (un euro veniva fatto equivalere a circa duemila lire) creò situazioni di difficoltà nelle famiglie e nel sistema commerciale, le prime messe improvvisamente di fronte a una perdita del valore di acquisto degli stipendi, il secondo investito da una progressiva contrazione dei consumi, aggravata dalla crisi iniziata nel 2008. Anche se sono considerati indispensabili dei correttivi al sistema dell’unione monetaria europea e al regime del fiscal compact, l’euro è una realtà accettata dalla maggioranza dei cittadini del vecchio continente e, insieme, la risposta a un’esigenza economica, quella di avere una valuta internazionale, capace di imporsi sul mercato globale.

Passato, presente e futuro
Dopo la ricostruzione post-bellica, nessuno dei Paesi europei era in grado di rivaleggiare, per popolazione e per dimensione economica, con le grandi potenze. La caduta dell’Urss avrebbe accentuato questa posizione subalterna, affidando al dollaro statunitense il ruolo di valuta mondiale di riferimento, nonostante  gli accordi di Bretton Woods del 1971, che eliminarono lo schema dei cambi fissi. Con l’euro in grado di assumere un ruolo forte, i Paesi europei avrebbero così limitato la dipendenza dal dollaro. Il prossimo passo per la Ue non può essere che l’unione politica e fiscale, ossia l’unione bancaria, per dare stabilità al sistema. Certo, gli obiettivi ideali dei padri fondatori appaiono sovrastati da una visione prevalentemente economicistica e mercantile della struttura europea, perciò minacciata da tendenze centrifughe. E’ indubbio, tuttavia, che seppure contestati, i vincoli di bilancio, a volte troppo rigidi e incomprensibili, abbiano dato solidità e stabilità alla moneta unica, impedendo per la prima volta che una grave crisi finanziaria si tramutasse in una ondata di inflazione incontrollabile. Dall’introduzione dell’euro, il Pil pro capite medio in Europa è cresciuto con la stessa velocità degli Usa. Senza ignorare che la moneta unica, come momento cardine del progetto di Unione, ha regalato all’Europa il più lungo periodo di pace che questo continente abbia mai conosciuto.

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