Coronavirus, Feltri attacca: ‘Non abbiamo memoria. Stiamo facendo un casino per undici vittime’

Vittorio Feltri non intende accordarsi a quanto vedono nell’attuale scenario del coronavirus qualcosa di apocalittico. I casi continuano a diffondersi in Italia, ma il giornalista vuole restare fuori dai catastrofismi a tutti i costi.  Un pensiero espresso, neanche troppo velatamente, attraverso un Twitter che, come spesso accade al direttore di Libero, è destinato a far discutere.

I media parlano sempre di Coronavirus

C’è sempre il coronavirus in cima all’attenzione mediatica.  Gli italiani sono ormai verso la fine di quella fase esplorativa nei confronti di un virus che, forse,  è meno pericoloso di quel che si pensa per la salute.

Ad avere la peggio sono solo i più anziani e chi un quadro clinico debilitato. Questo, però, non deve fare abbassare la guardia essenzialmente per due motivi: per rispetto che la vita impone nei confronti di chi rientra e per il futuro del Paese.

Ottenuta una tranquillità, piuttosto relativa, rispetto al fatto che questo sconosciuto virus è forse meno pericoloso di quanto si pensasse, è il momento di fare di tutto per evitare un contagio.  L’unica teoria particolarmente negativa non confutata riguarda la velocità di propagazione.

Feltri cita un esempio storico

Un’epidemia che finisse per coinvolgere migliaia o forse milioni di persone rappresenterebbe un rischio.  Sia, per l’economia che dovrebbe fare i conti con una forza lavoro troppo alta chiamata a preoccuparsi del doversi curare. Sia, perché un eventuale volume di malati troppo grande corrisponderebbe ad un possibile collasso della ricettività sanitaria con le eventuali complicanze che crescerebbero in maniera proporzionale.

C’è, però, chi come Vittorio Feltri sembra voler minimizzare rispetto a ciò che sta accadendo, invitando, evidentemente a badare a quanto di concreto si sta verificando, basandosi su un precedente storico.

“Non abbiamo memoria. Tra il 1957 e il 1960  – ha scritto su Twitter – l’Italia fu funestata da una influenza cosiddetta asiatica che fece 2 milioni di morti. Ma il paese non si fermò. Oggi per undici vittime facciamo un casino infernale”.