Libri: Lorenzetto, ‘le citazioni? Inventate da giornalisti e diffuse da rete’  

di Carlo Roma  

“Non c’è dubbio che le citazioni le abbiamo inventate in qualche modo noi, i giornalisti”. Sono i quotidiani “i principali veicoli di frasi falsamente attribuite se non inventate di sana pianta. C’è però un fatto aggiuntivo, ed è che internet ha dato libertà di parola a chi non ha niente da dire. Non avendo niente da dire, parla per sentito dire. Lo strumento del copia-incolla è all’origine dei disastri che sono sotto i nostri occhi. Internet è il vero veicolo delle frasi inventate”. La pensa così il giornalista Stefano Lorenzetto che, con l’AdnKronos, parla del suo ultimo saggio ‘Chi (non) l’ha detto. Dizionario delle citazioni sbagliate’, in libreria da pochi giorni con l’editore Marsilio. Un saggio nel quale l’autore smaschera i detti che si sono diffusi in modo sbagliato, frasi attribuite male che spesso vengono rilanciate anche dai giornalisti. 

Sono tante le citazioni sbagliate individuate dal giornalista a cominciare da ‘Dio è morto, Marx pure, e anche io non mi sento molto bene’, una freddura che tutti ritengono rientri nel repertorio di Woody Allen, passando per la celebre frase di Andreotti ‘a pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina’. Senza dimenticare la frase ‘Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione’. Un motto caro ad Alcide De Gasperi “usato da Mario Monti, da Matteo Salvini. Tutti l’hanno ripreso o copiato da James Freeman Clarke un teologo morto nel 1888”, spiega Lorenzetto secondo il quale “internet è il vero veicolo delle frasi inventate e falsamente attribuite. Il propalatore seriale è la rete nella quale si trova tutto e il contrario di tutto”. 

La via d’uscita alle citazioni sbagliate, scandisce Lorenzetto, per i giornalisti “è quella per la quale siamo pagati, ovvero controllare, verificare, accertare, risalire alle fonti. Prima di riportare una frase tra virgolette è necessario sincerarsi in tutti i modi, umanamente possibili, se stiamo scrivendo una cosa vera oppure se stiamo andando ad orecchio. Il problema è che la qualità è andata via dai giornali da molto tempo”, conclude Lorenzetto.  

(Fonte: Adnkronos)

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