Libri, resta invenduta oltre la metà dei titoli pubblicati

L'Istat fotografa la produzione e la lettura in Italia nel 2017: i lettori sono il 41 per cento della popolazione di 6 anni e più (quasi 6 punti percentuali in meno rispetto al 2010), tornati ai livelli del 2001

istat

L’Italia è il Paese dei piccoli e piccolissimi editori, dove però i grandi gruppi editoriali, pur rappresentando solo il 15,1 per cento degli operatori attivi nel settore coprono oltre l’80 per cento della produzione in termini di titoli e circa il 90 per cento della tiratura. E’ la fotografia che l’Istat scatta del settore editoriale italiano in riferimento al 2017, anno che ha subito una piccola contrazione (-3 per cento) rispetto al precedente.

«Gli editori che pubblicano non più di 50 titoli all’anno rappresentano nel 2017 circa l’85 per cento del numero totale di editori attivi: di questi oltre la metà (54 per cento) sono piccoli editori che pubblicano non più di 10 titoli all’anno mentre gli editori di media dimensione (che pubblicano da 11 a 50 opere all’anno) rappresentano quasi il 31 per cento». Nonostante questo però, sono i grandi editori a coprire oltre l’80 per cento del mercato, con un’offerta quasi 17 volte superiore a quella dei piccoli editori per titoli proposti e 31 volte maggiore in termini di copie stampate (nel confronto con gli editori di medie dimensioni il rapporto è rispettivamente di 5 a 1 per i titoli e di 13 a 1 per la tiratura). In proporzione, nel 2017, mentre i piccoli editori hanno pubblicato in media 4 titoli e stampato poco più di 6 mila copie all’anno ciascuno, i grandi marchi hanno prodotto 256 opere librarie, con una tiratura media di oltre 650 mila copie per editore.

Operatori attivi e opere pubblicate
Rispetto al 2016, il numero di editori attivi si è ridotto nel complesso del 3 per cento (-46 unità); il decremento ha riguardato solo i piccoli e medi editori (-5 per cento per entrambi); gli operatori di grandi dimensioni hanno invece registrato un incremento di quasi l’8 per cento (+16 unità). Ciò conferma una tendenza di lungo periodo alla concentrazione del settore; negli ultimi venti anni i piccoli editori hanno visto progressivamente diminuire il proprio peso percentuale sul totale degli operatori attivi, passando dal 67,5 per cento del 1997 al 54 per cento del 2017; i medi e grandi editori, al contrario, sono aumentati rispettivamente dal 24 per cento al 31 per cento circa e dall’8,5 per cento a più del 15 per cento. Se si confronta l’andamento della produzione libraria negli ultimi due anni si osserva che il 2017 segna, in termini quantitativi rispetto al 2016, una netta ripresa della produzione editoriale. Le opere  pubblicate infatti aumentano del 9,3 per cento, confermando la tendenza positiva già riscontrata nel 2016.

Cartaceo vs E-book
Un aumento ancor più robusto si riscontra per il numero di copie stampate (+14,5 per cento), per le quali si inverte il trend decrescente che ne aveva caratterizzato l’andamento dal 2014. La ripresa, tuttavia, sembra aver interessato solamente i grandi marchi (+12,6 per i titoli e +19,2 per cento per le tirature) mentre peri piccoli e ancor più per i medi editori si sono riscontrate variazioni negative, relativamente sia alle quantità di opere  pubblicate che al numero di copie stampate. Per quel che riguarda il genere, la quota di opere pubblicate anche in formato digitale supera il 70 per cento per i testi  scolastici. Quanto alla materia trattata, i titoli per i quali si rende disponibile l’edizione digitale sono soprattutto libri di avventura e gialli (83,2 per cento). Oltre il 90 per cento dei libri disponibili anche in formato digitale è stato pubblicato dai grandi editori, i quali propongono una versione e-book per il 43,5 per cento delle opere che pubblicano a stampa.

Per circa il 70 per cento degli editori attivi il prezzo di vendita (inferiore a quello dell’edizione cartacea) è la caratteristica degli e-book più apprezzata dal pubblico, segue la facilità di trasporto e di archiviazione dei contenuti, indicata da circa la metà dei  rispondenti. Gli altri aspetti ritenuti strategici, segnalati da quote decisamente inferiori di editori, riguardano la possibilità di fruizione interattiva dei contenuti, attraverso ricerche sul testo, segnalibri, note, applicazioni per la formattazione, ecc. (21,6 per cento); la facilità di reperimento e acquisizione dei titoli (16,9 per cento) e la  multimedialità dei contenuti (13 per cento delle risposte). Sul fronte opposto, il principale fattore che, secondo il 45 per cento degli editori rispondenti, ostacola la diffusione degli e-book in Italia è l’immaterialità del libro digitale, segue la scarsa alfabetizzazione dei lettori nell’utilizzo delle nuove tecnologie (41,7 per cento). Inoltre, quasi il 31 per cento degli editori individua un ulteriore elemento di criticità nello scarso comfort visivo, circa un quarto ritiene che la ridotta diffusione degli e-book dipenda dal basso numero di lettori “forti” (che in media leggono almeno un libro al  mese) mentre il 20 per cento la attribuisce al costo dei dispositivi di lettura. Infine i prezzi, che nel 2017 hanno registrato una lieve riduzione rispetto al 2016: in media, il prezzo di copertina è pari a 19,65 euro contro i 20,21 dell’anno precedente.

Invenduta oltre la metà dei titoli
Nel 2017 è rimasta invenduta oltre la metà dei titoli pubblicati in Italia. Il rapporto Istat segnala il fatto «che il 22,1 per cento degli operatori attivi nel settore (oltre il 25 per cento nel 2016) dichiara che è rimasta invenduta oltre la metà dei titoli pubblicati nel 2017; tale quota sale al 26 per cento per i piccoli editori, scende al 21,1 per cento per i medi e si attesta all’11,4 per cento per i grandi  marchi».

Identikit del lettore
Sul fronte dei lettori, l’Istat dà conto del fatto che in Italia nel 2017 la quota di lettori è pari al 41 per cento della popolazione di 6 anni e più, (quasi 6 punti percentuali in meno rispetto al 2010), tornando, quindi, ai livelli del 2001. Il divario tra uomini e donne nella propensione alla lettura si è consolidato progressivamente a partire dai primi dati riferiti al 1988, anno in cui la differenza in favore delle donne era di 5,6 punti percentuali mentre nel 2017 è di 12,6 punti, valore stabile dal 2010. Le quote più alte di lettrici si riscontano tra le ragazze di 11-19 anni: 65,1 per cento tra 11-14 anni, 68,8  per cento tra 15 e 17 anni e  62,7 per cento tra 18 e 19 anni. Si scende sotto il 50 per cento dopo i 60 anni mentre per gli uomini le percentuali sono più basse in tutte le classi di età (dal 48 per cento tra gli 11 e i 14 anni al 28 per cento degli ultrasessantacinquenni).

Tra i fattori più direttamente riconducibili alle politiche di sostegno del settore, gli editori segnalano l’inadeguatezza di incentivi pubblici all’acquisto di libri, come detrazioni fiscali e bonus libri (20,8 per cento) e la mancanza di progetti continuativi di promozione della lettura da parte delle istituzioni pubbliche (17,5 per cento).

 

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