L’intervista. Zaffarano: «I 40enni sono una generazione cerniera»

Il presidente dell'associazione: «Tendenzialmente hanno figli piccoli e genitori anziani. Il problema è di carattere economico ma anche sociale»

intervista
Il presidente dell'associazione Lavoro over 40 (fonte: YouTube)

Ecco l’intervista completa di Momento Italia a Giuseppe Zaffarano, presidente dell’associazione Lavoro over 40.

Lei ha fondato l’associazione partendo da un’esperienza personale?
«Sì. Dopo 4-5 anni di buio, avendo perso il lavoro, sono arrivato a stento all’età della pensione. Nel 2003 abbiamo fondato l’associazione insieme ad altre persone che avevano vissuto esperienze simili alla mia. In questi anni abbiamo studiato il mercato del lavoro e le sue dinamiche, le leggi che si sono susseguite, le promesse e i fatti. Oggi ho 74 anni e sono convinto che la disoccupazione degli over 40 è un problema di carattere economico ma anche sociale».

In che senso?
«I 40enni sono una generazione di cerniera. Tendenzialmente hanno figli piccoli e genitori anziani. Nei confronti dei figli, un 40-50enne disoccupato non può svolgere il suo ruolo di genitore serenamente, magari non riesce a mantenere agli studi il figlio e lo spinge ad andare a lavorare. Il ragazzo può essere costretto ad accantonare le sue aspettative per il futuro, accontentandosi di qualsiasi lavoro per aiutare la famiglia. Dall’altro lato non riuscirà a svolgere il lavoro di cura e assistenza che spesso i genitori anziani richiedono. A me pare evidente dunque quale effetto boomerang può avere la mancanza di lavoro per questa fascia di età. Le difficoltà del lavoratore over 40 si riflettono a catena sulle altre generazioni creando strappi al tessuto sociale che sono costantemente sottovalutati».

I dati però parlano di una disoccupazione giovanile a livelli altissimi…
«Nessuno nega che esista. Ma noi abbiamo guardato ai numeri assoluti e non alle percentuali ed evidenziato che la dimensione della disoccupazione in età matura è del 30 per cento superiore a quella che viene chiamata disoccupazione giovanile. In più, come dicevo prima, la disoccupazione degli under 25 non ha gli stessi devastanti effetti sociali di quella degli over 30».

E’ sbagliato dunque adottare incentivi per l’assunzione di giovani?
«Oggi si assiste ad una proliferazione di incentivi per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Pochi sanno che esistono incentivi per il reinserimento dei lavoratori maturi. Questa distorsione non è frutto di una mancanza di comunicazione, bensì il risultato di un atteggiamento negativo delle aziende nei confronti dei lavoratori over 40. Infatti, a fronte di candidature di giovani e lavoratori maturi, si preferisce il giovane per una serie di motivazioni (più malleabile, meno problematici nel rapporto con i superiori etc.), ma soprattutto per quella economica. Non sapendo spesso della esistenza di agevolazioni per i lavoratori maturi, l’orientamento va sul giovane. La presenza degli incentivi sia sul giovane che sul lavoratore adulto è comunque una drogatura del mercato che dovrebbe essere evitata. O la si tiene perennemente, o quando decade anche il mercato del lavoro ne risente e si assiste ad un rallentamento delle assunzioni della categoria agevolata. O ancor peggio al loro licenziamento. Non sarebbe meglio eliminare gli incentivi e trasferire tale impegno economico nella riduzione del cuneo fiscale per tutti i lavoratori? Si avrebbe il vantaggio di ridurre il costo del lavoro generale ( e ne abbiamo bisogno), di limitare la discriminazione per età e di favorire la valutazione del merito e quindi del Capitale Umano».

Cosa fa la vostra associazione?
«Ci rivolgiamo a quelle persone che si ritrovano in mezzo alla strada a 40 anni. Non cerchiamo posti di lavoro, ma cerchiamo di far capire alle persone che la loro dignità non è perduta. Offriamo loro sostegno psicologico e orientamento: come scrivere bene un curriculum, come individuare e valorizzare le proprie competenze, come individuare l’interlocutore esatto a cui rivolgersi. La ricerca del lavoro richiede azioni mirate e una ricerca specifica, non invio a caso di curricula. Ci sono persone che sono tornate a credere in se stesse e hanno trovato la forza per ricreare le condizioni per essere riassunti. Poi lavoriamo anche per cambiare la cultura del mondo del lavoro, per fare in modo che sia orientata al merito e non ci sia più una discriminazione per età. Per questo dialoghiamo con le istituzioni locali, nazionali ed europee, partecipiamo a progetti di autoimprenditoria. Purtroppo finora abbiamo intercettato solo 6 mila persone in tutta Italia, un granello nel mare dei disoccupati. Ma siamo determinati a continuare lavorare per non far sentire solo chi perde il lavoro a questa età».

 

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