Lisbona, il post crisi tra speranza e contraddizioni. Anche per gli expat

Nella capitale si lavora, c'è chi parla di miracolo economico, ma al tempo stesso i prezzi delle case, degli affitti e della vita si sono alzati

lisbona

Portogallo: un Paese che fino a qualche anno fa era sull’orlo della bancarotta e che ha seguito in maniera ligia i dettami della cosiddetta Troika europea, che di fatto lo aveva commissariato e costretto a riforme drastiche e a tagli draconiani della spesa pubblica. Comportarsi in maniera disciplinata rispetto ai dettami di Bruxelles è convenuto o meno? Attualmente il Paese iberico attraversa una fase di forte ripresa economica, tanto da far parlare di “miracolo economico portoghese”.

Una ripresa robusta quanto inattesa
Da quando, nel maggio del 2011, l’allora governo conservatore guidato da Pedro Passos Coelho chiese ed ottenne un prestito da 78 miliardi di euro dall’Unione Europea, per evitare il default finanziario, sembrano passati secoli. Con un notevole costo sociale in termini di disoccupazione e crollo dei consumi privati a distanza di 3 anni, nel maggio 2014, il governo di Lisbona restituì quanto prestatogli riacquisendo l’indipendenza finanziaria. Il malcontento popolare però restava, tanto che nelle elezioni 2015, il centrodestra pur uscendo vincitore non riuscì ad ottenere la maggioranza. Dalle consultazioni venne fuori un governo di minoranza guidato dal socialista Antonio Costa, nato grazie all’astensione dei partiti di sinistra antieuropeisti. I detrattori più catastrofisti lo battezzarono la geringonça, ovvero l’accozzaglia. Il nuovo governo si dichiarò sin da subito contrario ai dettami più antisociali dell’austerità e, pur non abbandonando un rigido controllo dei conti pubblici, si è mosso nella direzioni di riequilibrare i costi della riforme: il salario minimo è lentamente cresciuto dai 505 euro del 2015 ai 600 del gennaio 2019. La crescita economica, al contrario delle previsioni dei detrattori, si è rafforzata arrivando ad un robusto +2,7 per cento nel 2017 e un +1,7 per cento come prospettiva per il 2019, mentre la disoccupazione che raggiunse il suo picco nel 2012 con il 17,5 per cento attualmente è al 6,8 per cento. Ultimi, ma non di minore importanza, i dati sul debito pubblico, che toccarono il picco nel 2014 con il 130,2 per cento del Pil per arrivare al 124,1 nel 2018. Tali risultati sono stati premiati dallo spread che si attesta ad un sorprendente 141.7, dato sconfortante se paragonato a quello italiano, attualmente a 272.3.

Turismo di massa e multinazionali: successo a luci ed ombre
La rinascita economica portoghese è concentrata in gran parte nelle due grandi città, Lisbona e Porto, ed è legata all’aumento dell’export, all’arrivo nel Paese di grandi multinazionali e dal turismo di massa, che in tempi turbolenti ha scoperto nel quieto vivere delle città lusitane una fonte di attrazione. Proprio l’indotto turistico ha registrato ritmi di crescita notevoli. Secondo dati forniti dall’Ine (l’Istat portoghese), nel solo 2017 è salito del 14,5 per cento contribuendo al Pil del 13,7 per cento, arrivando nel 2018 a più di 21,1 milioni di presenze. Numeri che fanno girare l’economia e che permettono un abbassamento della disoccupazione, ma che nel giro di poco tempo hanno portato ad un aumento spropositato dei prezzi degli immobili, sia negli affitti che nella compravendita. Ma se mediamente dal primo trimestre del 2016 al terzo del 2018 i prezzi sono cresciuti di 154 euro al mq, passando da 830 euro a 984 per mq, nello stesso periodo a Lisbona i prezzi delle case sono saliti di 1.002 euro, passando da 1875 a mq a 2.877 euro a mq. Nella capitale non va meglio per gli affitti, cresciuti dal 2014 ad ora, secondo Confidencial imobiliario, del 44 per cento, con un aumento del 5 per cento nel solo 2018, portando (fonte Uniplaces) così l’affitto medio per stanza a 355 al mese. Numeri che stridono con quelli del salario minimo attualmente di 600 euro al mese, mentre quello medio reale è di 887 euro: una situazione che di fatto priva molti locali della possibilità di vivere a Lisbona. Una speculazione dovuta non solo al turismo, ma anche alla presenza di tanti immigrati provenienti dal centro del vecchio continente, per lavorare nelle multinazionali o per aprire una start up, ma anche per i pensionati a cui per un decennio viene garantita una pensione netta.