M5S, bufera social sul ministro Fioramonti. Meloni: «Deve dimettersi»

Il ministro della Pubblica Istruzione è finito al centro delle critiche per dei post pubblicati su Facebook qualche anno fa, tra il 2009 al 2013

M5S
fonte: lorenzofioramonti.org

Lorenzo Fioramonti, ministro della Pubblica Istruzione del M5S, è finito in una bufera social per dei post pubblicati su Facebook qualche anno fa, tra il 2009 al 2013. A riprenderli e pubblicarli il quotidiano “Il Giornale” che titola: «Il ministro della scuola violento e sessista».    

I bersagli
Fioramonti, all’epoca dei post incriminati professore di Economia in Sud Africa, è stato eletto successivamente deputato M5S, in seguito viceministro dell’Istruzione e ora si trova al vertice del dicastero di Viale Trastevere. Commentando il film “Diaz” ha attaccato le forze dell’ordine: «La polizia, allora come oggi, sembra più un corpo di guardia del potere, invece che una forza al servizio dei cittadini». Riferendosi alla Santanchè scrisse: «Un personaggio raccapricciante e disgustoso. Se fossi una donna mi alzerei e le sputerei in faccia, con tutti gli zigomi rifatti». Altri bersagli? Giuliano Ferrara (definito «uno schifoso») e Silvio Berlusconi. Fioramonti, secondo “Il Giornale”, era molto attivo nella pubblicazione di post su un gruppo chiamato “BerlusconiPortaSfiga!!”.  

Dimissioni
Giorgia Meloni, leader di Fdi, ha chiesto le dimissioni del ministro del M5S: «Fioramonti si dimetta! Deliranti e ripugnanti i post dell’attuale Ministro dell’Istruzione pubblicati oggi dal quotidiano “Il Giornale”, nei quali Fioramonti inneggia alla morte dei carabinieri, vomita insulti sessisti contro una donna impegnata in politica e ironizza sulla tragedia del terremoto dell’Aquila. Fratelli d’Italia esprime piena e incondizionata solidarietà alle nostre Forze dell’Ordine, ai cittadini che hanno vissuto sulla loro pelle il dramma del sisma e alla senatrice Daniela Santanchè, contro la quale colui che oggi dovrebbe decidere sull’istruzione dei nostri figli vomitava insopportabili volgarità».

«Ci aspettiamo la condanna di tutte le forze politiche, senza se e senza ma, e ci aspettiamo che il premier Conte, sempre attento a chiedere rispetto per le Istituzioni, pretenda le dimissioni di una persona così palesemente indegna di rappresentare la Nazione. P.S. E ora vediamo se il mainstream si mobiliterà per la Santanchè, alla quale il Ministro voleva sputare in faccia, come ha fatto quando qualcuno si è permesso di dire che l’abito indossato dal ministro Bellanova per il giuramento era discutibile».

La reazione della Santanchè
«Dimissioni immediate. E’ una violenza nei miei confronti inaudita e mi auguro che tutte le donne, non solo di destra ma soprattuto del Pd e del M5S facciano sentire forte e chiara la loro voce. Chiamerò il presidente del Consiglio e vederemo se farà qualcosa». Così all’Adnkronos Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia in merito agli insulti scritti sui social nel 2013, dal ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti e pubblicati oggi sul “Il Giornale”. «Sono basita. Questa persona non può fare il ministro e spero proprio che tutte le donne reagiscano – continua Santanchè – parole che hanno scatenato l’indicibile sui social da questa mattina. Questa persona si deve dimettere, non può essere un ministro della Repubblica, questa persona è anche il mio ministro. Mi auguro che adesso le donne del Pd, le donne del M5S, tutte le donne chiedano le dimissioni: non Daniela Santanchè ma tutte le donne».

«Questa persona, che neanche conosco e non ci ho mai parlato in tutta la mia vita, ha scatenato gli haters sui social, gli odiatori, gente che adesso mi vuole stuprare, picchiare, ammazzare da avere paura di uscire di casa – denuncia Santanchè – E’ una cosa grave, gravissima, se mi succede qualcosa questa persona ne sarà responsabile, la riterrò responsabile».

«Lo dico anche da madre, non dobbiamo avere questi cattivi maestri, ma che esempio diamo in questo modo: un ministro dell’istruzione che esempio dà? Non può stare lì. – chiosa Santanché – Si deve solo che sciacquare la bocca, io sono una donna che lavora 18 ore al giorno e no si deve permettere, mi auguro veramente che tutte le donne reagiscano e chiedano le sue dimissioni. Ora voglio chiamare il presidente del Consiglio e vedremo che succederà».