M5S, Di Maio a Salvini: «Non siamo bambini ma dei ministri pagati»

Il vicepremier: «Ci auguriamo che dopo il caso Siri la Lega non perda la testa. Negli ultimi giorni le provocazioni sono state tante»

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«Ieri c’è stata la dimostrazione che quando il governo gioca da squadra segna il punto. Senza urlare o sbraitare, senza minacce al mondo, in poche ore, grazie soprattutto al lavoro del presidente Conte, siamo riusciti a salvare la vita a quelle persone e a fare in modo però che ad occuparsene non fosse nuovamente l’Italia, ma l’Europa!». Inizia così il post su Facebook di Luigi di Maio, vicepremier e leader del M5S. Di Maio tocca molti temi: il caso Siri, l’alleanza con la Lega, il salario minimo e il mondo del lavoro in generale.

Sulla Lega
«La giornata di ieri mi auguro faccia riflettere qualcuno. Se quando nasce un problema il tuo primo primo pensiero non è risolverlo, ma finire sui giornali, allora c’è qualcosa che non va. In un governo ci si siede al tavolo tutti insieme e si lavora. Per il Paese. Questo ci chiedono gli italiani! Ci auguriamo che dopo il caso Siri la Lega non perda la testa – continua il leader del M5S – Comprendiamo la loro difficoltà di ritrovarsi, dopo nemmeno 10 mesi di legislatura, un proprio sottosegretario indagato per corruzione in un’inchiesta dove c’è anche la mafia, ma questo non giustifica certi atteggiamenti. Non siamo dei bambini, siamo dei ministri e veniamo pagati per costruire un futuro al Paese, non per lamentarci».

Provocazioni e salario minimo 
«Vi confesso che negli ultimi giorni le provocazioni subite sono state tante, ma il MoVimento 5 Stelle resta disponibile ad andare avanti per altri 4 anni. Con senso di responsabilità e consapevolezza. C’è molto da fare, come la nostra proposta di legge per introdurre un salario minimo in Italia e fissare una soglia di 9 euro lordi l’ora al di sotto della quale non si può scendere. Una misura che aiuterebbe ben 3 milioni di italiani tra cuochi, barman, magazzinieri e camerieri. È nel contratto di governo e, appunto, si deve fare!». 

Concretezza
«Lo stesso vale per una riduzione del cuneo fiscale che permetta alle nostre imprese di ripartire. Dobbiamo puntare alla crescita e dobbiamo farlo sapendo che i numeri non si possono ignorare – chiude Di Maio – Il Decreto Dignità, che ha fatto segnare un aumento dei contratti a tempo indeterminato del +300 per cento in un anno, ne è la dimostrazione. Meno slogan, più concretezza. E l’Italia ce la fa!».