M5S, Di Maio: «Non temo scissioni nel MoVimento»

Dopo la riforma sul numero dei parlamentari, il leader pentastellato intervistato su Radio Rai, parla della modifica alla legge elettorale, della riorganizzazione dei 5 Stelle e affronta la questione del caso Regeni

M5S

Il giorno dopo la votazione che ha tagliato 345 parlamentari tra Camera e Senato, il leader M5S e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio torna sull’argomento spiegando, in un’intervista a Radio Anch’io su Radio 1, i prossimi passi da intraprendere: «C’è tutto l’impegno ad inserire i correttivi – alla riforma – ci sarà da riorganizzare i regolamenti di Senato e Camera, la legge elettorale, ma in passato questa era una scusa». Per quanto riguarda la legge elettorale, ha aggiunto, «con Zingaretti ci siamo solo detti che affronteremo il tema, ma per quanto riguarda il modello, prima il Parlamento trova l’accordo e poi ne iniziamo a parlare pubblicamente».

Pericolo scissioni?
Durante l’intervista, il ministro ha spiegato, nonostante i malumori nella base e tra alcuni parlamentari, ha affermato di non temere scissioni nel MoVimento:
«E’ un po’ strano – ha sottolineato – che da quando c’è stata una scissione, quella del Pd che ha creato il nuovo partito di Renzi, molti giornali parlano di una scissione all’interno del MoVimento. Sono convinto che il MoVimento negli ultimi dieci anni sia sempre stato un movimento in cui si è discusso anche in maniera molto forte al proprio interno». Di Maio, poi, ricorda: «Siamo una forza politica che è nata mettendo insieme persone disilluse dalla destra, dalla sinistra e persone che non si sono mai riconosciute nella destra e nella sinistra. E’ normale che quando si va in una direzione con il movimento soprattutto di governo al proprio interno ci siano anche delle discussioni accese».

Riorganizzazione del MoVimento
Per quanto riguarda il futuro, i 5 Stelle attendono il varo della nuova organizzazione: «Adesso sabato e domenica abbiamo alla Mostra d’Oltremare “Italia Cinquestelle”, che è il nostro grande evento nazionale dove possono venire tutti i cittadini e lì – conclude Di Maio – lancerò la nuova organizzazione del Movimento con le candidature per chi vuole raggiungere i ruoli sia nazionali che regionali, perché non è possibile che una forza di governo come il Movimento non abbia dei referenti». E per quanto riguarda la leadership: «Noi passiamo da un’organizzazione in cui c’è solo il capo politico fino a 100 persone che organizzeranno e gestiranno il Movimento su tutto il territorio nazionale. Io sono stato eletto capo politico del MoVimento due anni fa, la mia carica dura cinque anni, quindi tra tre anni si deciderà quale sarà il futuro del capo politico del MoVimento. Ma allo stesso tempo sono d’accordo con tutti quelli che dicono internamente che le responsabilità vanno divise, ma io non vedo l’ora».

Caso Regeni
Infine, il ministro degli Esteri, affronta il tema del caso Regeni su cui ancora il nostro Paese attende risposte dall’Egitto. Sul caso, ha spiegato Di Maio, c’è «una stasi inaccettabile e nelle prossime settimane lavorerò per favorire il dialogo tra le Procure» dei due Paesi. «Dal 28 novembre dell’anno scorso – ha ricordato Di Maio – la Procura egiziana che dovrebbe indagare e dovrebbe punire i colpevoli non ha più contatti con la nostra Procura di Roma, questo è inaccettabile. Come ministro degli Esteri è fare in modo che o si accelera e quindi le Procure iniziano a sentirsi oppure ad un certo punto dovremmo dirci chiaramente perché l’Egitto perde tempo e temporeggia. Questa è una questione di rispetto per l’Italia che vuole verità per un suo connazionale che è stato assassinato e torturato in un altro Paese».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

9 − 2 =