M5S, grillini contro grillini sul caso De Vito: Galantino la miccia

Il deputato pugliese difende il presidente dell'assemblea capitolina e viene invitato «ad andare nel Pd, o in Forza Italia» dai colleghi di partito

M5S

Grillini contro grillini. Dopo l’espulsione lampo di Marcello De Vito da parte di Luigi Di Maio, non si placano le polemiche all’interno del M5S, scombussolato dall’arresto per corruzione del presidente dell’assemblea capitolina. Non tutti hanno applaudito la scelta del leader politico che via Facebook ha cacciato De Vito saltando la procedura (sulla carta i provibiri dovevano decidere). La voce fuori dal coro appartiene a Davide Galantino, deputato pugliese del M5S: «E’ una gogna vergognosa. Siamo tornati al Medioevo – ha detto all’Adnkronos – Solidarietà per un uomo che non può difendersi. Ho la nausea. Non certo per l’arresto di Marcello De Vito, chi lo conosce tra noi lo descrive come un incorruttibile. Ho la nausea per l’accanimento di certi soggetti… Eppure De Vito è già fuori dal M5S, senza che si sia nemmeno difeso, senza che il collegio dei probiviri si sia pronunciato. Magari è in carcere per errore ma è già stato messo alla gogna, come Zingaretti. Su De Vito dovevano esprimersi i probiviri. Penso che il M5S non debba sostituirsi alla magistratura». Parole che hanno provacato un altro terremoto.

La controrisposta
In una nota il Movimento 5 Stelle ha puntato il dito contro Galantino, invitandolo a cambiare partito: «Il deputato Galantino può andare nel Pd, anzi lo invitiamo proprio ad andare nel Pd, o in Forza Italia, insomma in qualsiasi altro posto che non sia il Movimento 5 Stelle. Sono partiti dove i propri indagati e i propri arrestati vengono protetti, tutelati, a volte persino coperti. Noi siamo un’altra cosa, abbiamo il nostro dna che si fonda su un principio molto chiaro: la questione morale. Se Galantino è contrario a questi principi è contrario al Movimento 5 Stelle stesso, quindi può farsi da parte. Per coerenza, visto che è stato eletto con i voti del Movimento 5 Stelle conoscendo prima ancora di candidarsi i nostri valori, si può dimettere. Nessuno se ne risentirà».