M5S, il Garante della privacy multa Rousseau per 50 mila euro

I pentastellati rispondono accusando il presidente dell'Autorità, mentre le opposizioni li riprendono sulla questione trasparenza

M5S
Da sinistra: Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Davide Casaleggio

Brutte nuove in casa 5 Stelle. Stavolta a finire nell’occhio del ciclone è stata la piattaforma che gestisce i voti degli iscritti, la Rousseau, di proprietà della società di Davide Casaleggio. Dopo i precedenti richiami, il Garante della privacy ha deciso di multare per 50 mila euro l’Associazione Rousseau per non aver protetto adeguatamente i dati degli iscritti durante le votazioni online. In questi giorni, sulla piattaforma, sono in corso le votazioni per decidere i candidati alle prossime elezioni europee.

L’antefatto
Già nel 2017 un provvedimento del Garante aveva prescritto per Rousseau «l’adozione di misure necessarie e opportune – per – rendere i trattamenti dei dati personali degli utenti conformi ai princìpi della disciplina in materia di protezione dei dati personali – fissando al 15 ottobre 2018 il termine ultimo per – dare completo adempimento alle prescrizioni». Riguardo all’adempimento complessivo delle disposizioni, il Garante, «pur avendo constatato che le attività poste in essere abbiano migliorato in modo significativo gli aspetti di sicurezza della piattaforma Rousseau – ha osservato che – residuano alcune importanti vulnerabilità». Che violano l’art. 32 del Regolamento Ue sui parametri di sicurezza che titolare e responsabile del trattamento dei dati sono tenuti ad adottare per garantire «un livello di sicurezza adeguato in rapporto al rischio per i diritti e le libertà delle persone».

La reazione dei 5 Stelle
La notizia è stata commentata dal MoVimento con un post sul Blog delle stelle dove attacca il presidente dell’Autorità garante, ipotizzando un «uso politico del Garante della privacy». Nel post si legge : «Il garante italiano della privacy è Antonello Soro, un politico italiano del Partito Democratico. È stato il primo presidente del gruppo del Pd alla Camera nel 2007, ed è stato capogruppo del Pd, sempre alla Camera, fino al 2009. Dopo essere stato eletto dai suoi colleghi di partito come componente del Garante della Privacy nel 2012 si è dimesso da parlamentare ed è diventato presidente del massimo organo “indipendente” che dovrebbe proteggere i dati personali di tutti gli italiani, senza fare distinzioni politiche. L’ex capogruppo Pd, oggi garante della privacy, ha multato nuovamente l’Associazione Rousseau per 50.000 euro».

I commenti dell’opposizione
A difendere le decisioni del Garante, sono i vari partiti d’opposizione che attaccano i 5 Stelle e la loro idea di democrazia diretta. Secondo Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, «Il garante della Privacy ha certificato, ancora una volta, che la democrazia diretta del M5S, attraverso la piattaforma Rousseau, è un bluff. Sono a rischio i dati personali e le votazioni online manipolabili. Eppure, ogni deputato del M5S è costretto a versare a Casaleggio, ogni mese, una cospicua somma di denaro pubblico. Volevano cambiare l’Italia, stanno semplicemente inanellando brutte figure, esponendo tutti a rischi potenzialmente elevati».
C’è anche chi, come Francesco Boccia, deputato del Partito democratico, ricorda le critiche mosse da tempo alla piattaforma dei pentastellati: «Da oltre tre anni – scrive in post su Facebook – avanziamo a Rousseau critiche circostanziate sui buchi connessi alla tecnologia utilizzata, ormai superata (Cms Movable type 4.3) e dei danni potenziali che si creano ai privati che aderiscono alla piattaforma, spesso ignari delle conseguenze sulla privacy. I rilievi sollevati oggi correttamente dal Garante per la Privacy, li abbiamo denunciati in Parlamento per spingere il legislatore ad avere coraggio ma siamo rimasti spesso isolati e inascoltati». Boccia, punzecchia i 5 Stelle anche sul fronte della trasparenza e lancia un duro attacco a Rousseau: «Quella sulla trasparenza e la tutela dei dati di ogni singolo individuo è la vera sfida che abbiamo di fronte. Vale anche per il M5S che sfidiamo apertamente su valori che dovrebbero avere a cuore quanto noi. Rousseau, come certificato anche dalla multa del garante per la privacy ha violato le regole più elementari. Sulla rete serve trasparenza e rispetto dei diritti delle persone; non possono esistere regole diverse tra la vita online e la vita per strada o offline. Per Rousseau, invece, che ha sposato e difende in pieno l’ideologia delle multinazionali del web, la rete resta una sorta di porto franco in cui vince sempre il più forte o il più furbo».

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