M5S, Paragone a Di Maio: «Se vuoi fare Superman, dimostra di esserlo»

Il senatore grillino: «A 32 anni non puoi fare il capo della prima forza del Paese, il vicepremier, il ministro dello Sviluppo economico e il ministro del Lavoro»

M5S

Malumore. E’ quello che resta al M5S a freddo, dopo aver incassato il 17,07 per cento alle europee la scorsa domenica, scendendo da primo a terzo partito nelle gerarchie. Anche all’interno del movimento c’è chi fa mea culpa e al tempo stesso critica la leadership di Luigi Di Maio. «Se vuoi fare Superman, devi dimostrare di esserlo. A 32 anni non puoi fare il capo della prima forza del Paese, il vicepremier, il ministro dello Sviluppo economico e il ministro del Lavoro», è il pensiero di Gianluigi Paragone, senatore del M5S, che in un’intervista al Corriere della Sera ha messo il focus sui molteplici ruoli ricoperti da Luigi Di Maio, l’uomo immagine dei grillini.

Passo indietro 
«Abbiamo perso tutti, anche io. Ma il M5S è passato dal noi all’io. Finché si scriveva con la minuscola, l’io andava anche bene. Ma si è cominciato a scriverlo con la maiuscola». Paragone, inoltre, è convinto che Di Maio farà un passo indietro a stretto giro: «Lo farà. Decida lui da cosa. Abbiamo bisogno di una leadership forte: deve andare per sottrazione. Il M5S ha bisogno di un interlocutore che lo ascolti. E non può tenere due ministeri».

Priorità segreteria politica
Il senatore pentastellato aggiunge che serve una segreteria politica per il M5S: «Non mi piace la definizione. Ma sì, si deve passare a una collegialità. Un gruppo ristretto, 4 o 5 persone che rappresentino tutte le anime». Anche Carla Ruocco, deputata M5S e presidente della commissione Finanze della Camera, in un’intervista a La Stampa, non vede un futuro con Luigi Di Maio come guida del movimento: «Senza dubbio è il momento di cambiare – dice senza troppi giri di parole – anche scommettendo su figure diverse, sulle donne per esempio, non possiamo continuare con le stesse figure che ci hanno portato al risultato più disastroso di sempre».

Paragone mette il suo mandato nelle mani di Di Maio
L’intervista al Corriere della Sera di Paragone si porta dietro degli strascichi. Il senatore, ha criticato il titolo del giornale milanese, e ha deciso di rimettere il suo mandato nella mani di Di Maio: «<Ha fatto male pure da ministro>. Oggi dovrò passare la giornata a smentire il titolo del Corriere della Sera. Una frase che nell’intervista non c’è ma diventa il titolo. Ho fatto la campagna elettorale esaltando ciò che Luigi ha varato come ministro del Lavoro. Sul Mise ho solo ridetto ciò che dico da sempre anche nei comizi e cioè che gli artigiani sono i nostri interlocutori (più di Confindustria). In poche parole invece di dargli 7 gli do 6.5. Chi ha fatto male e lo ribadisco è Tria. Quel titolo sembra il tradimento personale e siccome io faccio solo analisi e non processi, rimetterò il mio mandato nelle mani di Luigi. E deciderà lui che farne».