M5S, tutti invocano Conte

Nel M5S tutti lo invocano come il ‘veltro’ dantesco, chiedendogli di prendere in mano le redini del Movimento e risollevare le sorti della creatura fondata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Ma Giuseppe Conte continua a mantenere il riserbo sul suo futuro politico. L’unica certezza è che, almeno per ora, l’ex premier tornerà in cattedra all’Università di Firenze: domani alle 15.30 è in programma una sua lectio magistralis in diretta video streaming.

Nelle intenzioni dell’avvocato c’è sicuramente l’idea di giocare un ruolo in prima linea nella costruzione di una alleanza stabile tra M5S, Pd e Leu all’insegna dello “sviluppo sostenibile”. Che Conte voglia davvero candidarsi alla guida del Movimento, però, è tutto da vedere. Grillo e buona parte dello stato maggiore M5S premono perché ciò accada e sono pronti a modificare di nuovo lo statuto del Movimento con l’obiettivo di ritagliare un ruolo ad hoc per l’ex inquilino di Palazzo Chigi.

Nel frattempo restano ‘congelate’ le candidature per il Comitato direttivo, l’organo collegiale che dopo il voto online del 17 febbraio ha sostituito la figura del capo politico. “Una nuova campagna elettorale interna ci logorerebbe”, osserva un pentastellato. Il M5S infatti è uscito a pezzi dalla partita relativa alla composizione del ‘sottogoverno’, tra la rabbia degli esclusi e le contestazioni di chi non ha digerito determinate scelte. Dopo l’ondata di espulsioni della scorsa settimana, altri parlamentari si preparano a lasciare il Movimento. Tra questi, molto probabilmente, ci sarà Giorgio Trizzino, che oggi però ha smentito le indiscrezioni secondo cui avrebbe già deciso di abbandonare la nave M5S.

Alcuni dei nuovi fuoriusciti potrebbero ingrossare le fila de ‘L’alternativa c’è’, la componente di Camera e Senato fondata dagli espulsi e che oggi ha accolto il senatore Emanuele Dessì: “Siamo pronti a svolgere un ruolo di sentinella nel Paese”, dice all’Adnkronos il parlamentare spiegando le ragioni del suo addio al Movimento. Dessì è uno dei 6 senatori che lo scorso 17 febbraio non hanno partecipato al voto di fiducia sul governo Draghi. Alla Camera in 12 hanno dato forfait: tra questi, Rosa Menga (già espulsa per aver espresso il suo dissenso in dichiarazione di voto) ed Elisa Scutellà (la cui assenza per motivi di salute era stata annunciata con largo anticipo). Che ne sarà degli altri?

In queste ore i direttivi grillini di Montecitorio e Palazzo Madama stanno valutando la posizione dei parlamentari assenti: chi non fornisce una motivazione valida è fuori. “Ho confermato ai vertici del gruppo che il mio ‘non voto’ era legato a ragioni di dissenso”, afferma il deputato Cristian Romaniello, ‘candidandosi’ di fatto all’espulsione. Ma, secondo quanto apprende l’Adnkronos, qualcuno avrebbe presentato un certificato medico per giustificare la mancata partecipazione al voto di fiducia.

Intanto nel M5S molti chiedono un cambio di passo, a partire da Sergio Battelli e Stefano Buffagni, che parlano di “evoluzione” auspicando un impegno di Conte nel rilancio del progetto pentastellato. Intervistato da ‘Repubblica’ il ministro degli Esteri Luigi Di Maio traccia la sua rotta: “Il Movimento è cresciuto, maturato. Questo governo rappresenta il punto di arrivo di un’evoluzione in cui i 5 Stelle mantengono i propri valori, ma scelgono di essere finalmente e completamente una forza moderata, liberale, attenta alle imprese, ai diritti, e che incentra la sua missione sull’ecologia”.

Parole che però non vengono apprezzate da tutti. “Il Movimento 5 Stelle non è una forza moderata e liberale, non lo è mai stata e non lo diventerà. Punto”, rimarca su Facebook il senatore Andrea Cioffi. Duro il commento di Massimo Bugani, capo staff del sindaco di Roma Virginia Raggi ed ex membro dell’Associazione Rousseau: “15 anni di battaglie per diventare una costola di Berlusconi? Un trionfo. Gianroberto Casaleggio in piazza ci fece scandire il nome di Berlinguer, non quello di ‘Luigi’ De Mita”.

Intanto, a quanto si apprende da fonti M5S, domenica Beppe Grillo dovrebbe riunire nella sua casa di Marina di Bibbona lo stato maggiore del Movimento 5 stelle. Al centro del vertice, il futuro del Movimento e l’ipotesi di un ruolo per Giuseppe Conte.