Maculopatia, dal fiore dello zafferano la soluzione per combatterla

Da uno studio biotecnologico dell’Enea basato sulle proprietà curative delle crocine, sostanze naturali contenute nella pianta, la scoperta dei benefici alla vista per chi soffre di questa patologia che si stima colpirà da qui al 2040 circa 280 milioni di persone

maculopatia

Dai laboratori dell’Enea e dalla ricerca sulle proprietà curative delle specie vegetali italiane, è in arrivo un nuovo medicinale per chi è afflitto dalla maculopatia. La soluzione per combattere questa malattia oftalmica, che si sviluppa soprattutto in età avanzata e può portare alla cecità, è contenuta nel fiore dello zafferano, dal quale i biotecnologi dell’Ente nazionale energia e ambiente, guidati dal professor Giovanni Giuliano, hanno individuato una sostanza in grado di contrastare la perdita della vista: la crocina, sostanza già nota ma che il team di ricercatori dell’Enea ha scoperto possedere virtù terapeutiche per l’occhio.

Professor Giuliano, ci può spiegare come si è sviluppata la vostra ricerca sullo zafferano?
«Gli stimmi del fiore di Crocus sativus accumulano delle sostanze chiamate crocine, a cui devono il loro colore rosso. Altri gruppi di ricerca hanno dimostrato che le crocine proteggono da una serie di malattie degenerative, fra cui una delle principali cause di cecità in età avanzata, la degenerazione maculare. La nostra ricerca è partita quasi per caso nel 2006: ospitavamo in laboratorio uno studente di dottorato dell’Università dell’Aquila e gli ho suggerito che, dato che L’Aquila è una zona di elezione per la produzione di zafferano, l’argomento della sua tesi avrebbe potuto essere lo studio dei geni negli stimmi di Crocus, che sono la materia prima di questa spezia. Pian piano abbiamo trovato finanziamenti europei per continuare la ricerca e, nel 2014, abbiamo isolato il primo gene per la sintesi delle crocine. Adesso abbiamo isolato e brevettato tutti i geni per la sintesi della sostanza meno uno, e siamo in grado di indurre la sintesi di questi composti in specie diverse, come il batterio Escherichia coli o le foglie di molte piante».

Cosa sono esattamente le crocine e quali sono le loro proprietà medico-sanitarie? «Le crocine sono state descritte per la prima volta nel 1818 da un chimico tedesco, e la loro struttura venne descritta nel 1932 da Karrer e collaboratori. Le crocine sono solubili sia in acqua sia in solventi non acquosi, e hanno un comportamento chimico un po’ simile a quello del sapone. Oltre a prevenire la degenerazione maculare, hanno un effetto preventivo contro alcuni tipi di tumori e malattie neurodegenerative».

Quali sono le prospettive di creazione di un medicinale a base di crocine per gli ammalti di maculopatia?
«Contrariamente ai carotenoidi, come ad esempio il beta-carotene, le crocine sono molecole troppo complesse per essere ottenute tramite sintesi chimica. Avendo isolato i geni che ne controllano la sintesi nello zafferano, siamo ora nelle condizioni di produrle per via biotecnologica. Abbiamo intenzione di inserire questi geni nel lievito della birra, Saccharomyces cerevisiae, che è commestibile. In tal modo, si potrebbe preparare un supplemento in pillole a basso costo, semplicemente disidratando il lievito. Vorrei anche chiarire che non abbiamo intenzione di produrre lo ‘zafferano artificiale’, in quanto le crocine sono responsabili del colore, ma non del sapore o dell’aroma della spezia. L’applicazione che immaginiamo è nel settore dei supplementi nutraceutici, ad esempio per la prevenzione della degenerazione maculare, che nel 2040 affliggerà circa 280 milioni di persone. Se tutte si dovessero curare con supplementi a base di zafferano, occorrerebbe quadruplicare o quintuplicare la produzione attuale della spezia».

Può spiegarci in parole semplici cosa è e cosa studia la biotecnologia?
«Come dice la parola stessa, le biotecnologie sono tecnologie applicate al campo della biologia. In realtà, l’uomo sfrutta da millenni in maniera mirata gli organismi biologici, come animali, piante, microorganismi per produrre cibo, vestiti ed altri beni. L’ingegneria genetica è una evoluzione recente delle biotecnologie, che si distingue dalla mutagenesi tradizionale in quanto, invece di intervenire sul Dna di un organismo un po’ a casaccio, essa interviene in maniera mirata».

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