Made in Italy, Coldiretti: «L’agropirateria ci costa 300mila posti di lavoro»

Rolando Manfredini, responsabile per la qualità e la sicurezza alimentare, in esclusiva a Momento Italia: «In passato ricordo di aver trovato la Fontina falsa in un supermercato degli Stati Uniti: veniva prodotta in Danimarca…»

made in Italy

E’ il ghostbuster della Coldiretti. Combatte l’agropirateria, il fantasma che aleggia sui prodotti made in Italy. «In passato ricordo di aver trovato la Fontina falsa in un supermercato degli Stati Uniti: veniva prodotta in Danimarca…», spiega Rolando Manfredini, responsabile per la qualità e la sicurezza alimentare della Coldiretti. Il nemico è visibile e subdolo, sta negli scaffali dei supermercati di mezzo mondo. A preoccupare il movimento è la nuova stagione di accordi bilaterali inaugurata dall’Unione Europea che dal Ceta in poi ha di fatto legittimando il falso made in Italy. «Questi accordi permettono al Canada, alla Nuova Zelanda e al Giappone di commercializzare i nostri prodotti. Quindi accanto all’Asiago italiano si può trovare l’Asiago prodotto a casa loro. Qui la concorrenza sleale raggiunge livelli altissimi. Lì producono il prosciutto di Parma o il San Daniele falso e lo vendono al supermercato. Stanno legittimato una cosa terribile. Il Ceta è entrato in vigore maniera sperimentale, ci sarà una verifica da parte del Parlamento italiano e degli altri Stati europei. Il Ceta, così come è, va modificato. Spero che il governo faccia ciò che ha annunciato per limitare al massimo questo sistema». 

Cosa è l’agropirateria
E’ l’utilizzo improprio di parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. Un esempio è il Parmesan: un inganno totale che fa concorrenza al Parmigiano Reggiano. Da un lato c’è un formaggio scadente, dall’altro un Dop. Il fenomeno, nella fattispecie, risponde al nome di italian sounding. «Sono prodotti che si posso definire ingannevoli e non illegali – continua Manfredini – Non si tratta di veri e propri falsi, ma di imitazioni. L’italian sounding è un fenomeno difficile da combattere. Bisogna fare tesoro delle strategie già in atto per contenerlo, soprattutto a livello legislativo. Bisognerebbe inserire le indicazioni di tutti i prodotti agroalimentari italiani. Purtroppo, al momento, uno su tre non ha indicazioni sull’origine del prodotto. In Europa esiste la protezione ex officio: una regola per cui gli Stati membri sono tenuti sul loro territorio a perseguire i prodotti falsi. La stessa cosa non succede fuori dai confini del nostro continente». Insomma, è una zavorra che il sistema agroalimentare si porta dietro. 

Fatturati a confronto
Di recente le esportazioni del made in Italy hanno centrato un nuovo record storico nell’agroalimentare nel mondo, con le esportazioni che fanno registrare un incremento del 3,3 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Adesso il traguardo dei 50 miliardi di euro di export all’anno è sempre più vicino. Si potrà raggiungere a breve. Il made in Italy, quello vero, sta viaggiando bene: è un sistema riconosciuto», commenta Manfredini. L’agropirateria, invece, fattura 100 miliardi. Praticamente più del doppio. «Con un sistema pulito, senza falsi, si creerebbero 300 mila nuovi posti di lavoro». Più o meno quanto i dipendenti di Poste Italiane, Enel e Telecom Italia messi insieme…