Made in Italy, cresce interesse online per design e fashion

Per il consumatore straniero è un'esperienza totalizzante in cui, spesso, il prezzo del prodotto o del servizio non è così rilevante

Made in Italy

Cresce ancora l’interesse online per il made in Italy, soprattutto per il design e il fashion. Emerge da  un’analisi 3rdPLACE sul “Brand Italia” all’estero. 3rdPLACE ha misurato il valore del “prodotto Italia” nelle conversazioni tra i consumatori stranieri nei social network, nei forum, nei blog, nei commenti sui principali siti di e-commerce e nelle ricerche correlate nei diversi motori in lingua inglese spagnolo, cinese e francese. L’analisi effettuata ha evidenziato risultati di qualità partendo “dal basso”, ovvero setacciando keyword relative a prodotti e servizi e aggregando i dati ottenuti in categorie più ampie secondo un approccio atomo-corpo. Nell’arco di un periodo temporale di tre anni (settembre 2015-ottobre 2018), 3rdPLACE ha notato un incremento costante superiore al 20 per cento annuo sia nelle ricerche che nelle menzioni correlate al made in Italy. Relativamente alla localizzazione geografica, nonostante il prevedibile incremento di interesse da parte dei consumatori cinesi e russi, il maggior numero di ricerche proviene ancora dal continente americano. La ricerca, inoltre, ha confermato che i consumatori stranieri continuano a riconoscere l’eccellenza dell’italianità nel food&wine (28 per cento del totale) e nel turismo (26 per cento). Ma, osservando la curva di crescita nell’arco dei tre anni, se il food&wine e il turismo si confermano stabili, l’interesse sul design italiano all’estero è cresciuto a un tasso più che esponenziale, maggiore del tasso relativo al comparto fashion che comunque è in costante incremento.

Verso Cina e Russia
«Queste prime evidenze forniscono interessanti indicazioni. In primo luogo, le aziende italiane intenzionate a espandere la propria brand awareness non possono permettersi di sottovalutare mercati come la Cina e la Russia con un’adeguata strategia che tenga conto della lingua e della specificità delle piattaforme – afferma Fabrizio Milano d’Aragona, cofondatore ceo di 3rdPLACE – rispetto ai comparti, invece, è necessario sfruttare ulteriormente il trend di crescita di design e fashion con strategie complete di digital marketing e advertising». L’analisi semantica delle conversazioni, inoltre, conferma che l’interesse verso il prodotto Made in Italy si manifesta, per il 58 per cento, con una richiesta di informazioni in vista di un acquisto e, per il restante 42 per cento, con una condivisione dell’esperienza successiva all’acquisto. Interessante, inoltre, osservare un interesse crescente rispetto a brand di nicchia o ad aspetti caratteristici dell’italianità come la qualità, la creatività e l’artigianalità. Per il consumatore straniero, insomma, il made in Italy è un’esperienza totalizzante in cui, spesso, il prezzo del prodotto o del servizio non è così rilevante. Questa tendenza determina un’opportunità enorme per i brand italiani di dimensioni medio-piccole e conferma l’importanza di una presenza digitale forte per le stesse realtà. Diventa fondamentale stabilire una presenza costante, ricettiva e proattiva sui diversi canali social e sui servizi digitali in cui è possibile costruire un dialogo con i consumatori attraverso content marketing, commenti e recensioni. Da sottolineare l’importanza di poter raccogliere dati su clienti e utenti, analizzarli continuamente in modo da migliorare l’offerta, personalizzarla, attivare azioni di cross o up-selling.

Sui motori di ricerca
Ma le piattaforme di vendita più note non rendono disponibili i dati sui clienti e per questo vanno perlomeno affiancate da siti proprietari o da portali che consentano la condivisione della ricchezza informativa. Peraltro e fortunatamente, grazie all’evoluzione tecnologica, oggi anche le medie imprese italiane possono accedere, senza costi elevati, a strumenti avanzati di digital intelligence. L’ottimizzazione, soprattutto sui motori di ricerca, rimane un’emergenza da risolvere per le aziende italiane, come dimostra un semplice esempio. I risultati di ricerca relativi alla keyword “italian shoes” su Google Usa hanno rivelato che solo 2 risultati organici su 10 nella prima pagina si riferiscono a properties digitali di brand italiani. Mentre, tra gli annunci sponsorizzati non risulta nessun brand italiano. E risultati simili si ottengono analizzando chiavi di ricerca relative ai comparti del food&wine e del design. In definitiva, la ricerca di external data intelligence di 3rdPLACE ha evidenziato le difficoltà che le piccole e medie aziende italiane hanno nel presidiare i diversi contesti digitali anche e soprattutto a causa della forte polarizzazione dei marketplace più noti e dei brand internazionali. «La molteplicità di piattaforme e servizi da presidiare oggi – avverte d’Aragona – rappresenta un forte elemento di complessità per una strategia di brand awareness digitale. Per non rischiare di perdersi è fondamentale definire un piano dettagliato in cui focalizzare servizi e priorità d’azione e l’analisi dati deve essere il necessario punto di partenza».

(fonte: AdnKronos)

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