Made in Italy e tutela dei consumatori, cosa ha fatto l’Europa?

Tutti i provvedimenti messi in campo dall'Unione europea negli ultimi cinque anni, da quelli già approvati a quelli ancora in discussione

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Mancano pochi giorni al 26 maggio, data in cui i cittadini dell’Unione europea saranno chiamati a rinnovare i membri del Parlamento. È lecito chiedersi quanto l’Europa abbia fatto per imprese e consumatori negli ultimi cinque anni.

Un sostegno a Made in Italy e privacy
Una prima risposta la si trova nella tutela delle eccellenze agroalimentari. È stata approvata una norma sull’indicazione di origine protetta dei prodotti in commercio in Europa. Indicare esattamente da dove provengano le materie prime, mette al riparo cibi unici al mondo come il pecorino romano ad esempio. I prodotti nostrani vengono insidiati da imitazioni di qualità inferiore o da merce con nome e consistenza simile ma proveniente da aree diverse del globo. Attenzione anche alla qualità con il Regolamento sulla Sorveglianza di mercato. Il testo si è reso necessario da giocattoli difettosi o carica batterie mal funzionanti che sono stati importati dall’estero e che hanno leso i diritti dei consumatori. Contro l’utilizzo illecito di dati personali, come accaduto nell’inchiesta Cambridge Analytica, il Parlamento europeo ha approvato il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Il documento garantisce una maggiore sicurezza nella conservazione e nella gestione dei dati che ogni utente affida alle aziende in Internet in cambio di sevizi. Invece dopo il Dieselgate, lo scandalo che ha rivelato l’esistenza di falsificazioni nel controllo delle emissioni dei veicoli a danno dei clienti e ambiente, l’Ue ha rafforzato l’autonomia delle autorità indipendenti e sulla carta il controllo diffuso dovrebbe garantire un maggior rispetto dei limiti imposti alle case automobilistiche.

Via ai blocchi geografici
Molti degli sforzi sono stati indirizzati verso l’uniformità delle regole all’interno dell’Unione europea. Come nel caso dei blocchi geografici, che impedivano ai clienti online di accedere e acquistare prodotti o servizi da un sito web uno Stato membro. Se fino all’aprile 2018 non era possibile usufruire dei servizi di Sky, Spotify e Netflix in altri paesi, nonostante il pagamento del regolare abbonamento, ora si può viaggiare vedendo contenuti on demand senza ostacoli. Significa che non ci saranno più differenze nei prezzi dei biglietti di un concerto, l’alloggio in alberghi o la tariffa del noleggio di un’automobile. Ad essere vietata anche la discriminazione nei metodi di pagamento. Le uniche eccezioni riguarderanno i contenuti tutelati dal diritto d’autore e i servizi finanziari, sanitari, sociali audiovisivi e di trasporto. Il codice delle telecomunicazioni poi impone un tetto massimo di 19 centesimi al minuto per le chiamate e di 6 centesimi a sms tra gli stati europei.

Lo sportello unico digitale
Quelle elencate finora sono misure approvate in sessione plenaria. Tuttavia ci sono altri provvedimenti che sono stati discussi in commissione e sono in attesa del voto finale. Uno è il Single Digital Gateway, lo sportello unico digitale che aggiornerà cittadini e imprese su informazioni e procedure per vivere e spostarsi negli stati europei. Le pubbliche amministrazioni dovranno accelerare e incrementare la digitalizzazione dei materiali per garantire una maggiore trasparenza e non costringere i cittadini a presentarsi fisicamente negli uffici per richiedere documenti quali certificati o dichiarazioni dei redditi. Nello sportello unico saranno contenuti anche informazioni relative a diritto, pensioni, fisco, bandi, salute, sicurezza ed esercizio dei diritti. Il tutto entro due anni per gli uffici nazionali e regionali, entro quattro per i comuni. Infine è stato introdotto il principio “once-only” (una volta sola). Su richiesta esplicita dell’utente e nel rispetto della protezione dei dati, le autorità europee potranno scambiarsi informazioni e documenti per ottimizzare gli oneri amministrativi per cittadini o imprese.

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