Made in Italy, nel più importante distretto orafo italiano si punta sui giovani

Nasce “Mani Intelligenti”, un progetto che ha l'obiettivo di formare gli orafi del futuro guardando alle innovazioni di domani, ma partendo dai saperi di ieri, per continuare ad assicurare l’eccellenza di oggi

made in Italy

I marchi più importanti del gioiello made in Italy (Bulgari, Damiani, Crivelli, Pasquale Bruni, solo per citarne alcuni) hanno deciso di puntare sulle nuove generazioni di un territorio, quello di Valenza Po, la cui vocazione produttiva si tramanda ormai da almeno due secoli, e su una formazione che coniughi gli antichi saperi del più importante distretto industriale della gioielleria italiana con le sfide e le possibilità aperte, anche in questo settore, dall’innovazione tecnologica.

Le aziende cercano giovani
La fondazione “Mani Intelligenti”, creata da 14 aziende valenzane con l’appoggio istituzionale del comune di Valenza Po, nasce dall’esigenza comune di questi colossi, leader mondiali nel settore, di trovare manodopera sempre più abile, creativa e preparata, per continuare una storia di successo. Un impegno che va al di là delle attuali necessità di manodopera e punta ad assicurare al distretto un futuro brillante tanto quanto il presente che lo vede polo di eccellenza del made in Italy, con un fatturato (quello del 2017 è stato di ben 2 miliardi e 73 milioni di euro) che non conosce flessioni ed anzi, è in costante crescita.
Brand come Damiani, Crivelli, Pasquale Bruni, o Bulgari, che nel 2017 ha aperto qui la più grande manifattura di gioielli europea di 14 mila metri quadri, hanno bisogno di giovani.
«Questa iniziativa conferma che tutti noi abbiamo a cuore il nostro universo produttivo e vogliamo trasmettere alle nuove generazioni innanzitutto la passione con cui facciamo il nostro lavoro. Vogliamo andare oltre l’insegnamento della tecnica e trasmettere quella linfa vitale che è alla base del successo dei nostri marchi e prodotti» commenta Alessia Crivelli, marketing manager di Crivelli Gioielli, una delle aziende che hanno creato la Fondazione.

Tramandare le tradizioni artigianali
I fondatori puntano a formare in tre anni mille nuovi addetti, creando così le premesse per soddisfare la loro crescente necessità di giovani e sapienti artigiani, depositari di un’abilità secolare ma anche in grado di potenziarla attraverso saperi legati alle nuove tecnologie. Verranno coinvolte per prime le scuole sul territorio, ovvero il Fo.Ral e l’Istituto Superiore Cellini, per poi passare ad altri istituti nel resto d’Italia.
«Puntiamo a far amare questo lavoro alle nuove generazioni, tanto quanto lo amiamo noi e lo hanno amato i nostri padri» spiega la Crivelli.
E l’elemento passione è di certo un’arma in più per questo territorio produttivo. Accanto ai grandi brand, secondo il classico modello del distretto del made in Italy, lavorano tantissime aziende più piccole nella filiera e la sapienza artigianale si tramanda e si perfeziona anche attraverso il passaggio di conoscenza di generazione in generazione.
Qui l’industria orafa italiana si esprime ai massimi livelli e per i giovani è un’importante opportunità occupazionale, a patto di arrivare preparati per contribuire a vincere la battaglia che il made in Italy combatte sui grandi mercati mondiali. E se in un mondo che corre più veloce dei programmi di formazione i percorsi mirati latitano, sono le aziende stesse a sopperire e a “crescersi” i giovani più talentuosi.

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