Make up oncologico: sentirsi belle anche nella malattia

L'esperienza di Roberta Scagnolari, truccatrice di professione e volontaria de La Forza e il sorriso : «Ogni volta che entro in un ospedale, dico una preghiera per avere la forza di affrontare le pazienti»

Roberta Scagnolari

Aiutare le donne a sentirsi  e vedersi belle anche in momenti della vita particolarmente difficili. E’ questo l’obiettivo dei progetti di make up oncologico: truccatrici che mettono la loro esperienza e professionalità al servizio delle donne ospiti nei reparti oncologici degli ospedali italiani. Uno di questi è il Sant’Orsola di Bologna che offre consigli e suggerimenti per affrontare gli effetti tipici e temporanei delle terapie oncologiche. Dal 2011, anno di inizio di questa collaborazione, più di 300 pazienti hanno aderito al progetto.

Anche quest’anno il Policlinico, con il sostegno dalla Cna Bologna e l’associazione Loto onlus, propone il progetto “Un trucco per star meglio. Make up in Oncologia” che vede il coinvolgimento di 16 tra acconciatori ed estetisti associati a Cna Bologna che gratuitamente, una volta al mese (tranne agosto), offrono il servizio alle pazienti del reparto di Oncologia. Le pazienti per partecipare possono prenotare la consulenza all’infermiera di riferimento per poi essere ricontattate telefonicamente e fissare l’appuntamento.

Coccole di bellezza
Due i trattamenti che vengono offerti: uno prevede l’intervento degli acconciatori con un massaggio al cuoio capelluto, consigli in merito al colore, taglio e acconciatura più adatti alle caratteristiche delle pazienti, oltre che consigli sulla manutenzione delle parrucche.

Le estetiste invece, partendo dai prodotti di make up che ognuna porta con sé, si occupano del trucco, mostrando i singoli passaggi, in modo che le pazienti siano in grado di truccarsi in autonomia anche a casa.

Dal canto suo l’associazione Loto, da sempre impegnata nella lotta al tumore ovarico, collabora sia stimolando la partecipazione ai corsi di make up le pazienti malate di tumore ovarico, sia finanziando la presenza di una psicologa durante le sedute di trucco/acconciatura per gestire eventuali momenti critici.

Un altro importante contributo viene dalla Onlus La Forza e il sorriso. L’associazione con sede a Milano è il primo caso di progetto collettivo di responsabilità sociale del settore cosmetico nazionale patrocinato da Cosmetica Italia, associazione nazionale imprese cosmetiche.

L’esperienza della professionista
La loro attività prevede la realizzazione di laboratori presso ospedali e associazioni di volontariato presenti in Italia attraverso la partecipazione di circa 500 consulenti di bellezza volontari, competenti e sensibili, che si mettono a disposizione per svelare utili segreti di maquillage e insegnare a ogni partecipante come valorizzare, in pochi mirati gesti, il proprio aspetto. Una psicoterapeuta presenzia al laboratorio di bellezza per offrire supporto psicologico e sostegno alle donne in cura.

A una di loro Roberta Scagnolari, truccatrice di professione e volontaria de La Forza e il sorriso, Momento Italia ha chiesto di raccontare la sua esperienza.

«Questa esperienza la devo alla onlus “La forza e il sorriso”, sono il primo caso di progetto collettivo di responsabilità sociale per il make up oncologico – spiega Roberta – Sono entrata in contatto con loro 8 anni fa e da allora sono volontaria al Bellaria di Bologna. La onlus organizza laboratori, in diversi ospedali italiani, che vedono la partecipazione di 8-10 donne a cui sono dedicati dalle 2 alle 3 ore al giorno per un totale di 13 step da raggiungere che vanno dallo strucco al ridisegnare le sopracciglia. L’inserimento è graduale: ho iniziato con il partecipare al primo incontro durante il quale ho pianto tutto il giorno. Quando entri in certi ambienti, entri in contatto con realtà uniche e in quella occasione, mi trovai davanti a ragazze molto giovani… Sono contenta di essere nel gruppo e di aiutare altre ragazze a inserirsi. Molto importante è il rispetto di determinate regole di protocollo come portare sempre i capelli legati e sterilizzare gli strumenti dopo ogni laboratorio. Anche le pazienti hanno un protocollo medico da seguire che varia a seconda del percorso radio-chemio terapico».

Cosa ti lascia emotivamente questa esperienza?
«Ogni volta che entro in un ospedale, dico una preghiera per avere la forza di affrontare le pazienti. Abbiamo una regola: mai far raccontare nel dettaglio la loro storia per evitare loro un crollo emotivo. In molti casi ci affianca una psicologa e supporta le donne nei momenti di difficoltà».