Mal di schiena, epidemia silenziosa: ne soffrono sei italiani su dieci

È responsabile di almeno la metà dei casi di assenza dal lavoro eppure si trascura una educazione alle giuste posture per evitare danni alla colonna

mal di schiena

L’80 per cento della popolazione adulta ne ha sofferto almeno una volta nella vita. E per molti è una costante. Colpisce uomini e donne in egual modo ed è la causa principale di disabilità su scala globale. Privo di cure definitive porta con sé costi enormi in termini di terapie e di giorni di assenza dal lavoro. È il mal di schiena, uno dei disturbi maggiormente diffusi secondo la Società italiana di ortopedia e traumatologia. L’unica vera ricetta per evitarlo è la prevenzione. Eppure si trascurano l’importanza di una regolare attività fisica e di una vera educazione alle giuste posture da assumere. Ogni anno 10 milioni gli italiani finiscono al Pronto soccorso per un dolore acuto: il mal di schiena, con il 78 per cento di accessi in ospedale, è al primo posto (dati Centro Studi Medicina Avanzata). «È uno dei problemi sanitari fra i più comuni al mondo –  afferma il professor Marcello Bartolo,  responsabile dell’UOC di Neuroradiologia Diagnostica e Terapeutica presso l’IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia) –. Negli ultimi dieci anni la percentuale di persone  che ne soffre è decuplicata: stiamo parlando del 54 per cento della popolazione mondiale. Il mal di schiena può avere un’origine articolare (sindrome delle faccette articolari), muscolare (contratture, strappi)  o neuropatica (dolore dovuto ad un’ernia che comprime uno o più nervi)».

Categorie a rischio
Il dolore può essere la conseguenza di un incidente o del trasporto di carichi pesanti oppure può insorgere con gli anni, in seguito a cambiamenti della spina dorsale.  Parrucchieri, camerieri, estetiste, magazzinieri, facchini, autisti, trasportatori, impiegati seduti tutto il giorno davanti a una scrivania, sono i più a rischio. «Anche persone magre, non necessariamente gravate da un peso eccessivo.  Sebbene il problema non sia il tipo di lavoro che svolgono – aggiunge l’esperto – ma cosa fanno nel tempo libero. La sedentarietà fa molto più male rispetto a una mansione particolarmente pesante per la nostra colonna».

Nell’ambulatorio della Neuroradiologia Diagnostica e Terapeutica di Neuromed su 10 pazienti, sei vi accedono a causa del mal di schiena. E una buona percentuale di loro presenta la Sindrome delle faccette articolari.  «Si tratta di un dolore alla zona lombare – spiega il professor Bartolo – presente sopratutto quando il paziente  è a riposo o se costretto a stare per molte ore in piedi. Un problema per anziani e giovani, dai 30 anni in su. La sindrome è una lombalgia cronica che regredisce se il paziente si muove, la cui causa consiste nel versamento del liquido nelle articolazioni tra le vertebre, ben visibile con una risonanza magnetica. Un supplizio per l’80 per cento di chi ha mal di schiena». Secondo la International Association for the Study of Pain (IASP) la lombalgia cronica, dovuta alla Sindrome delle faccette articolari, rappresenta da sola dal 15 al 45 per cento circa del totale.

Quanto costa il mal di schiena
Il dolore fa male anche alla vita professionale: il 62 per cento dei lavoratori italiani fa regolarmente i conti con cervicale, ernie e lombalgie, con una media di 3,3 giorni di malattia negli ultimi 12 mesi. Che si traducono in un impatto economico stimato di 7,9 miliardi di euro. Gli italiani sono –  secondo una recente indagine Global Pain Index di Gsk – più consapevoli delle conseguenze del problema sul quotidiano (82 per cento contro una media globale del 69 per cento). Ma 4 su 10 patiscono in silenzio.

Prevenzione
Il mal di schiena non solo rende difficile la vita, ma potrebbe persino accorciarne la durata. Lo dice uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Pain dai ricercatori dell’ Università di Sydney (Australia) e dell’University of Southern Denmark di Odense (Danimarca), secondo cui la lombalgia e la cervicalgia  potrebbero aumentare del 13 per cento il rischio di morte per tutte le cause, soprattutto per eventi cardiovascolari. Fondamentale la prevenzione: ginnastica posturale, nuoto, camminata veloce, cyclette. Vietati, invece, tennis e golf.

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