Maltempo, è una strage: 32 morti e oltre 4.500 sfollati in Italia

Il clima non sta cambiando. Ma è già cambiato. E' questo il titolo del rapporto 2019 dell’Osservatorio di Legambiente

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Il clima non sta cambiando. Ma è già cambiato. E’ questo il titolo del rapporto 2019 dell’Osservatorio di Legambiente. Già, l’emergenza maltempo è totale, basta vedere quello che è successo a Venezia negli ultimi giorni. Insomma, serve un piano per affrontare il futuro con consapevolezza. Alcuni numeri? L’Italia, solamente nel 2018, è stata colpita da 148 eventi estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4.500 sfollati, un bilancio di molto superiore alla media calcolata negli ultimi cinque anni. Dal 2014 al 2018 le sole inondazioni hanno provocato in Italia la morte di 68 persone. Il maltempo uccide e non fa sconti.

Le città 
L’emergenza è concentrata soprattutto nelle città. Roma, Milano, Genova, Napoli, Palermo, Catania, Bari, Reggio Calabria e Torino le più colpite. Sono più a rischio perché «è lì che vive la maggior parte della popolazione mondiale e perché episodi di piogge, trombe d’aria e ondate di calore vi hanno ormai assunto proporzioni crescenti e destinate ad aumentare, insieme alle stime dei danni che possono provocare».

Campo largo
Se si allarga il campo il quadro diventa inquietante. Dal 2010 a inizio novembre 2019 si contano danni rilevanti in 350 Comuni dovuti al maltempo, 73 giorni di stop a metro e treni, 72 giorni di blackout elettrici. Nelle nostre città la temperatura media è in continua crescita e a ritmi maggiori rispetto al resto del Paese. Con picchi a Milano con +1,5 gradi, a Bari (+1) e Bologna (+0,9) a fronte di una media nazionale delle aree urbane di +0,8 gradi centigradi nel periodo 2001-2018 rispetto alla media del periodo 1971-2000. 

I costi
L’Italia dal 1998 al 2018 ha speso, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all’anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi per “riparare” i danni del dissesto secondo dati del CNR e della Protezione civile (un miliardo all’anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro). Il rapporto tra prevenzione e riparazione è insomma di uno a quattro, ricorda Legambiente.

L’appello di Legambiente
«Purtroppo l’Italia è l’unico grande Paese senza un piano di adattamento al clima, che permetterebbe di individuare le priorità di intervento e ripensare il modo in cui si interviene a partire dalle città. Legambiente chiede al governo di approvare quanto prima il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e di mettere le città al centro delle priorità di intervento. Inoltre occorre fermare le costruzioni in aree a rischio idrogeologico che continuano a mettere in pericolo la vita delle persone. Perché dai dati del Rapporto Ecosistema Rischio di Legambiente si conferma che i Comuni continuano a realizzare “tombamenti” di corsi d’acqua e a dare il via libera a edificazioni in aree a rischio. Per queste ragioni l’associazione ambientalista chiede di approvare una Legge che cambi le regole di intervento nei territori, mettendo in sicurezza le persone e i luoghi da nuove edificazioni, rivedendo il modo di intervenire nelle città in modo da adattare davvero gli spazi urbani alle piogge e alle ondate di calore».