Maltempo, il conto all’Italia: morti, feriti e danni per miliardi

Esondazioni, frane, piogge, venti e mareggiate hanno messo in ginocchio regioni del nord e del sud della Penisola. E l'allerta non è finita...

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Il maltempo non ha fatto sconti all’Italia. Tantissimi i feriti, si piangono 12 morti (anche un vigile del fuoco volontario) e l’allerta resta alta anche in vista del ponte di inizio novembre. Esondazioni, frane, piogge, venti e mareggiate hanno messo in ginocchio regioni del nord e del sud della Penisola. Difficile fare una stima precisa dei danni (calcolando anche barche, strade, macchine e moto distrutte), ma è chiaro che si può palare di un conto di miliardi di euro. La Coldiretti ha confermato che il meteo avverso ha causato una perdita di circa 150 milioni di euro solamente per il settore dell’agricoltura.   

La proposta della Casellati
«Quante frane, quante alluvioni, quanti morti ci dovranno ancora essere prima di mettere seriamente mano al problema del dissesto idrogeologico, di un territorio reso ancora più fragile dai cambiamenti climatici? Se non fossi il presidente del Senato, domani stesso presenterei un disegno di legge per la costituzione di una Commissione d’inchiesta su tale drammatico specifico problema. E’ ora di dire basta», ha scritto in una nota Elisabetta Casellati, presidente del Senato. Così Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, durante un intervento a Montecitorio: «Vorrei mutuare ciò che ha detto il presidente del Senato a proposito del rischio sismico e del dissesto idrogeologico, e sulla necessità che questo venga prevenuto conoscendo quello che accade, proponendo di fatto una Commissione di inchiesta sul rischio idrogeologico. Farei mia la sollecitazione che è arrivata dal presidente Casellati per investire anche la Camera sull’importanza di istituire questa apposita Commissione, auspico bicamerale, sul rischio idrogeologico, per prevenire tutti i disastri che, altrimenti, ci troveremo ancora a commentare con grande pena». 

Rischio idrogeologico
In Italia le problematiche sono enormi. Coinvolgono case, strade, ponti, gallerie e scuole. Il rischio idrogeologico coinvolge 7275 Comuni, oltre 7 milioni di cittadini, circa 700 mila aziende a rischio, 1 milione e 900 mila edifici e circa 45 mila beni culturali. 
Gli edifici privati (secondo i dati di Istat – Cresme) sono poco più di 11,2 milioni. Di questi, circa 7.5 milioni sono ubicati in aree a pericolosità sismica e oltre il 70 per cento, (circa 5.5 milioni) non sono in grado di resistere di fronte a terremoti significativi. Complessivamente ci vivono 21,8 milioni di persone, 8,6 milioni di famiglie. Nelle stesse condizioni rischiose ci sono 75.000 edifici pubblici strategici come scuole, ospedali, caserme, municipi, prefetture. La classifica delle regioni con questo patrimonio edilizio esposto a crolli: Sicilia 2,5 milioni di abitazioni, Campania 2,1 e Calabria 1,2. In ogni caso oltre il 60 per cento degli edifici italiani, all’incirca 7 milioni, è precedente al 1971, prima dell’entrata in vigore nel 1974 della normativa antisismica. Di questi, oltre 2,5 milioni risultano in pessimo o mediocre stato di conservazione. Anche l’edilizia al servizio delle attività produttive avrebbe bisogno di interventi di adeguamento: delle 325.427 strutture, 4 su 10 sono state realizzate tra il 1971 e il 1990, e 3 su 10 dopo il 1990. Nelle aree a elevato rischio simico rientra il 29 per cento del totale, oltre 95 mila strutture.

Strade, ponti e gallerie
Oltre alle infrastrutture della viabilità gestite direttamente dallo Stato o date in concessione, esistono oltre 130 mila chilometri di strade e oltre 30 mila tra ponti, viadotti e gallerie di competenza delle Province (depotenziate nei poteri e nelle funzioni grazie alla legge Delrio n. 56/2014) che non hanno risorse adeguate per la loro manutenzione e sicurezza.

Scuole
Su oltre 36.000 edifici scolastici soltanto il 25 per cento ha l’agibilità e/o l’abitabilità; il 53 per cento ha il collaudo; il 33 per cento ha il certificato di prevenzione incendi; il 36% ha la certificazione igienico sanitaria. Ogni quattro giorni avviene un incidente o un crollo più o meno grave.  

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