Manovra, Brunetta: «Daspo ai commercialisti non è corretto»

La misura è prevista da un progetto allo studio del ministero degli Esteri per contribuire al recupero dell’evasione fiscale e arginare il fenomeno delle compensazioni fraudolente

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Renato Brunetta (foto da Facebook)

La volontà del Governo di istituire il Daspo (sospensione dalla professione) per i commercialisti che certificano e attestano crediti inesistenti o illegittimi non è «né una novità, né di per sé cosa corretta dal punto di vista del metodo». A scriverlo in una nota è Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.

«La normativa che disciplina tale fattispecie esiste già (ex art. 3 del DLgs. 74/2000) – precisa Brunetta – e pone a stringenti responsabilità amministrative e penali tutti quei commercialisti che favoriscono compensazioni indebite, fino ad un massimo di 6 anni di reclusione». «Inoltre l’istituzione del Daspo, vale a dire sospensione piena dall’ordine professionale, è di per sé delegittimante: i commercialisti non possono essere, allo stesso tempo, controllori con funzioni di presidio alla lotta all’evasione fiscale, e controllati da uno Stato etico che non riconosce il loro ruolo professionale».

«Se questo serve per recuperare 7,2 miliardi di euro dalla lotta all’evasione fiscale, ci troviamo per l’ennesima volta di fronte ad un Governo di sinistra-sinistra che, pur di fare cassa, non tutela i corpi intermedi», conclude Brunetta.

Il provvedimento
Il Daspo per i professionisti è quanto previsto da un progetto allo studio del ministero degli Esteri per contribuire al recupero dell’evasione fiscale e arginare il fenomeno delle compensazioni fraudolente.