Manovra, Camusso: «Ci indebita drammaticamente, apriremo vertenza»

La segretaria uscente della Cgil nazionale promette battaglia nei confronti del governo e nel suo lungo intervento, a conclusione di 8 anni alla guida della Confederazione, parla anche di Europa e unità sindacale

La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso

«La legge di bilancio ci indebita drammaticamente, 53 miliardi, per i prossimi 2 anni; non ha priorità e risorse per gli investimenti nel 2019 anzi paralizza quelli in essere, e cancella le prospettive almeno per il 2020 e 2021. Per questo, e ancor di più di fronte alla diminuzione della produzione industriale e agli avvisi di Banca d’Italia sulla recessione tecnica, serve una reazione anticiclica». Così dal palco dell’immenso catino della Fiera del Levante a Bari, il segretario uscente Susanna Camusso, aprendo il XVIII Congresso della Cgil, è tornata ad attaccare la manovra del governo.

La Camusso ha dato appuntamento alla mobilitazione proclamata per il 9 febbraio: una iniziativa «dall’obiettivo ambizioso: una grande manifestazione che porti all’apertura di una vera e propria vertenza con il Governo», ha annunciato. Una iniziativa su cui il sindacato deve prepararsi con cura, con «un forte e straordinario rapporto con i lavoratori. Perché il rancore, l’insofferenza, la delusione verso la politica che ha governato le stagioni che abbiamo alle spalle, è tutt’altro che sopito», dice la segretaria uscente, e superare, «quel rumore di fondo, un po’ ossessivo e continuo che utile a costruire paure, a nascondere l’assenza di progetto, l’iniquità dei provvedimenti».

Una manovra che, ribadisce, non crea investimenti, che rischia di bloccare i cantieri, che non guarda al Mezzogiorno, che non affronta i nodi della politica industriale, che perpetua le diseguaglianze e non guarda né ai giovani né al lavoro. «Anche il “decretone” non parla ai giovani, quota 100 gioia per chi si è visto prolungare di anni il lavoro, non è il superamento della Fornero e non affronta la precarietà e la pensione di garanzia, non dà risposte alle lavoratrici, non si interroga sulla flessibilità in uscita per i lavori discontinui e gravosi e si potrebbe proseguire. Apre mille interrogativi su norme che prevedono uscite ma nella Pa non prevedono entrate. E ancora una volta fa cassa sulle pensioni bloccando la perequazione», sottolinea ancora la Camusso.

Elezioni europee
E ancora, nel suo lungo intervento la segretaria uscente ha parlato di Europa e delle prossime elezioni. Difendere e riformare l’Europa a partire dai diritti del lavoro, dall’aumento dei salari, dalle tutele di sicurezza sociale. Una partita difficile «senza uno scatto di tutto il mondo del lavoro». Ed è per questo che la Cgil sarà in campo nella prossima campagna elettorale. «Noi con Cisl e Uil ci saremo in coerenza alle nostre battaglie, perché memori e convinti di uno slogan che cito non perché è il bicentenario, ma perché è una delle condizioni per far risorgere una sinistra oggi in preda a processi autodistruttivi, per ridare senso ad una alternativa: “lavoratori di tutto il mondo unitevi!”», dice la Camusso ricordando il Manifesto del partito Comunista. La Cgil, dunque, si farà «parte attiva nella campagna elettorale», ne discuterà anche con Confindustria, dice ancora Camusso perché «essere europei è una scelta di prospettiva e di campo rispetto alle destre e ai nazionalismi».

«Dobbiamo attrezzarci, scegliere luoghi, modi, argomenti per essere attori di un’Europa, migliore, ma Europa. Anche qui, come sull’idea di Paese, dobbiamo condurre una battaglia politica sul merito e sul senso delle scelte da fare. Ci sono le ragioni della storia e del presente dell’Europa, ma facciamolo pensando anche al futuro sociale ed economico nel mondo digitale», ammonisce ribadendo la necessità di difendere l’Europa. «Se non difendiamo l’Europa non la riformeremo; se non c’è uno scatto di tutto il mondo del lavoro, il prossimo Parlamento potrebbe essere quello della sconfitta del sogno europeo, della cancellazione dell’orizzonte degli Stati Uniti d’Europa».

Il nuovo segretario generale
E poi ancora sull’unità del sindacato: «Non rinunciamo ad una idea unitaria della Cgil e del suo gruppo dirigente. Sarebbe incomprensibile il dividerci a posteriori» perché «la Cgil non si merita divisioni, non se lo meritano i nostri iscritti». La Camusso ribadisce la necessità che il sindacato non si spacchi sulla nomina del nuovo segretario generale. Un appello salutato da un forte applauso al termine di un lungo intervento. Un appello che non rinuncia però ad una stoccata nei confronti di chi, in maniera «surreale», mentre «si svolgevano i congressi tutti unitari si dedicava alla delegittimazione del lavoro della segreteria», dice ancora Camusso. Una cosa questa che «non ha fatto bene alla Cgil, alla sua autorevolezza», commenta. E ribadisce: «Ho sempre lavorato a una soluzione unitaria sul segretario generale e sulla segreteria». «L’abbiamo fatto in tutti questi mesi, anche nelle ore di vigilia di questo congresso», prosegue, ammonendo sul rischio di un’involuzione del dibattito sindacale. «Rischiamo che per dare senso alla duplicazione dei candidati a segretario generale si dichiarino differenze politiche che non abbiamo visto in nessuno dei nostri congressi che si sono tutti conclusi unitariamente», dice. «Unità non può essere dualità e non può paventare differenze mai esplicitate», conclude.

Alla conclusione della lunga relazione, durata oltre un’ora e mezza, i presenti erano tutti in piedi ad applaudirla. «Non mi fate commuovere», ha detto Susanna Camusso visibilmente emozionata che lascia dopo 8 anni la guida della confederazione di Corso Italia. Ad ascoltare il segretario uscente, oltre 1500 tra delegati e invitati al 18esimo congresso del sindacato.

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