Manovra, Carabinieri: «Non facciamo politica ma chiediamo più attenzioni»

Il generale Marco Minicucci, delegato del Cocer carabinieri, spiega a Momento Italia perché il provvedimento del governo non riscuote l’approvazione del personale in uniforme

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«In questo momento quello che abbiamo ritenuto di intravedere nella legge di bilancio è un’attenzione, da parte di chi l’ha stilata, non perfettamente coerente alle nostre aspettative». A parlare è il generale Marco Minicucci, presidente del Cocer (Consiglio Centrale di Rappresentanza Militare) dei Carabinieri, che ci ha spiegato le motivazioni che portano il personale in uniforme a non essere soddisfatto dei contenuti su difesa e sicurezza all’interno della legge di bilancio.

Generale Minicucci qual è la sua opinione sulla legge di bilancio?
«Abbiamo fatto un comunicato per essere chiari su quelle che sono le nostre preoccupazioni e le preoccupazioni del personale che rappresentiamo. Ogni volta ci sentiamo promettere un’attenzione. Sappiamo che le problematiche dello Stato sono tante, però pensiamo anche che le promesse vanno mantenute. Leggendo di 60 milioni per coprire gli aumenti stipendiali, 500 milioni per il piano assunzionale, 70 milioni sul progetto del futuro riordino delle carriere per i quali siamo stati auditi anche due volte sia al Senato che alla Camera, ci sembra poco rispetto alle aspettative e a ciò che abbiamo elencato essere i problemi sul tappeto. Sono 16 anni che le accessorie dei carabinieri non vengono aggiornate. Il carabiniere, insieme alle altre forze di polizia e a tutto il personale in divisa, fa un lavoro usurante, quindi ritenevamo che, con le dichiarazioni che erano state fatte, qualcosa in più ci poteva essere dato.
Pensavamo che dare qualcosa in più ai carabinieri e al personale in divisa fosse una logica conseguenza della legge di bilancio. Abbiamo ritenuto che quello che abbiamo trovato non è soddisfacente, sappiamo che ci possono essere delle integrazioni e quindi abbiamo chiesto una maggiore attenzione. Noi non facciamo politica, rappresentiamo, come organo collegiale, il pensiero e le richieste dei 110mila carabinieri».

Vi aspettate delle modifiche in parlamento?
«Ci auguriamo che il parlamento, che è sovrano, possa intervenire. Tutti, dalla maggioranza all’opposizione, possono correggere un qualcosa che in questo momento ci sembra lacunoso.
Le leggi vengono fatte in parlamento, ed è ovvio che tutti devono avere la sicurezza come punto di arrivo. La sicurezza dei cittadini è uno degli aspetti principali nelle campagne elettorali, quando ovviamente tutti ne parlano.  Ci auguriamo che tutti insieme, sarebbe una cosa molto bella, considerassero le problematiche del comparto sicurezza e difesa e dessero agli operatori quella giusta attenzione che si aspettano, perché nel tempo è sempre stato detto che sarebbe stato dato di più alle forze di polizia. La sicurezza è un aspetto importantissimo, chi la esercita deve avere una sua attenzione, al pari degli altri, ricercando i soldi per tutti».

Cosa proponete?
«Abbiamo dato dei suggerimenti, vediamo ciò che si può fare. Per fare il nuovo riordino delle carriere, correggiamo i vuoti lasciati dal precedente, interveniamo e diciamo che questi vuoti si correggono con 500 milioni di euro. Riteniamo che il settore abbia bisogno di una riforma previdenziale dedicata e che, soprattutto, queste modifiche che sono state e che verranno apportate ci escludano altrimenti verremo penalizzati perché abbiamo dei limiti ordinamentali, che la legge prevede, che ci penalizzerebbero se fossimo equiparati agli altri. La flat-tax perché non provare ad applicarla anche ai carabinieri? Oppure si potrebbero riconoscere quegli aggiornamenti sugli accessori che per 16 anni non abbiamo avuto. Sono dei segnali che possono essere positivi per motivare ulteriormente il personale che rappresentiamo.
E su questo invito tutti a un momento di cordoglio nei confronti della famiglia e del collega che per inseguire un ladro ha perso la vita, non si è fermato di fronte a un binario, ma ha continuato a rincorrerlo. È l’esempio costante che chi vive il territorio e vive per la sicurezza non si ferma di fronte a nulla. Questi esempi sono la stragrande maggioranza su tutto il territorio nazionale, perché sono tanti che rincorrono i ladri e li arrestano in flagranza, basta guardare i numeri. Riteniamo che sia giusto dargli quel riconoscimento che si aspettavano. La legge di bilancio non lo fa emergere in questo momento. Il parlamento, il governo, ci diano dei segnali positivi per farci stare sereni e tranquilli sapendo che il 2019 sarà un anno in cui potremo riscuotere qualcosa in più rispetto a quello che oggi leggiamo.
Al di là delle polemiche che qualcuno può fare, noi in questo momento siamo terzi, ci rivolgiamo a tutti e vogliamo avere la certezza di essere considerati da tutti come un bene prezioso di questo Stato per il lavoro che svolgiamo. Non vogliamo essere l’ago della bilancia in nessuna competizione politica, vogliamo portare avanti soltanto gli interessi del personale».

Ci sono state reazioni alle vostre richieste?
«Il nostro comunicato è stato letto e questo è importante. Riteniamo ci siano delle speranze per poter vedere qualcosa cambiare».

Quali saranno i vostri prossimi passi?
«Siamo disponibili a confrontarci come abbiamo sempre detto anche nelle audizioni, come quella alla 4° commissione Difesa per parlare di carabinieri ausiliari. Vogliamo essere parte attiva di questa concertazione per poter essere effettivamente utili e dire ciò che il carabiniere, per quanto riguarda noi, ma anche per tutte le altre forze di polizia, si aspetta da queste norme. Quindi avere un confronto serio, reale e trasparente per la crescita comune. Questo nel sottolineare che noi siamo disponibili al dialogo perché siamo certi che con il dialogo e il confronto si cresce. Parliamo con tutti allo stesso modo perché ci auguriamo che tutti ragionino per le forze di polizia allo stesso modo».

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