Manovra, c’è poco tempo per apportare le modifiche necessarie

E l'ufficio studi del Senato avanza alcuni dubbi su una serie di misure previste nel ddl bilancio, dai centri per l'impiego al congedo per i papà

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Il tempo è agli sgoccioli. Non rimane molto, infatti, prima che, in caso di mancato accordo tra Italia e Ue, la Commissione europea apra una procedura d’infrazione nei nostri confronti per debito eccessivo. L’obiettivo del governo è chiaro: rientrare nei vincoli imposti dall’Europa, senza tuttavia rinunciare ai due capisaldi della campagna elettorale come il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero con la “Quota 100”.
Tuttavia, come fa notare anche il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, non c’è più molto tempo a disposizione: «Contiamo che il governo italiano faccia quanto necessario – commenta, e che la manovra – rispetti le regole del patto di stabilità. Il tempo è molto poco». E riguardo la procedura d’infrazione, Dombrovskis aggiunge che ogni decisione verrà presa dopo aver parlato con le autorità italiane, «sulla base dei risultati delle nostre discussioni». Se non si dovesse giungere a un accordo, «in assenza di una correzione sostanziale – della manovra –  siamo pronti a fare i passi ulteriori» della procedura.

I dubbi sulla manovra
Tuttavia, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sembra essere ottimista e, in un post su Facebook, dopo un incontro con i sindacati, ricorda come il governo stia lavorando a un testo che sia «in discontinuità con le politiche di austerity del passato» e sottolinea che gli obiettivi su cui si sta puntando e su cui si discuterà a Bruxelles saranno crescita, sviluppo sostenibile e stabilità sociale.
Intanto, il rischio che il parlamento si ritrovi a lavorare anche durante le festività è ormai quasi una certezza. Non ci sarebbero, infatti, i tempi sufficienti a modificare la manovra prima di Natale. E il servizio del Bilancio del Senato, nel suo dossier, ha presentato alcune osservazioni sulle misure introdotte dopo la votazione alla Camera. In particolare, alcune delle misure che hanno fatto emergere dubbi sono le 4mila assunzioni previste per i centri dell’impiego, la spesa prevista per i 5 giorni di congedo paternità che sembrerebbe sottostimata; i calcoli relativi a incentivi e disincentivi sulle auto che potrebbero non essere esatti e le stime relative agli incentivi per le assunzioni di giovani conducenti che sono soggettive e, quindi, non verificabili.

La situazione dei centri per l’impiego
Secondo l’ufficio di Bilancio di Palazzo Madama, in relazione alle assunzioni presso i centri per l’impiego, fino a 4mila unità per una spesa di 160 milioni di euro annui, «sarebbero utili delucidazioni in merito ai criteri e parametri che saranno adottati nella stima dei fabbisogni delle risorse lavorative che si renderanno necessarie all’attivazione delle misure in parola, per ambiti regionali».
Servirebbero, inoltre, dei chiarimenti in merito ai «connessi e prevedibili profili di inquadramento contrattuale». Infine, per definire la spesa «andrebbero quindi richiesti elementi circostanziati in ordine al costo unitario “medio” per le amministrazioni regionali che ne risulteranno coinvolte».

Congedo parentale
Su questo punto, i tecnici del Senato rilevano delle incongruità tra le stime relative alla misura del 2017 e quella per il prossimo anno. In particolare si osserva che, a fronte di un onere di 28,1 milioni per il 2017 in presenza di un congedo obbligatorio di 2 giorni, valutare oneri in rapporto a 5 giorni di congedo in misura pari a 62,4 milioni di euro «sembra condurre a una sottostima delle future esigenze finanziarie».

Assunzioni di giovani conducenti
Nella relazione tecnica che accompagna la manovra, le informazioni relative a questa misura non fanno riferimento al possibile andamento delle nuove assunzioni nel settore nel periodo 2019 – 2020. Inoltre, non si comprende se la perdita di gettito, stimata nel complesso di circa 23,5 mln di euro sia riferita ad un singolo anno oppure ad entrambi. Il servizio studi chiede dei chiarimenti «al fine di escludere sottostime dell’onere connesso alla proposta normativa in esame».

La nuova sede della “Normale”
Nella relazione ci si chiede di cosa avrà bisogno la succursale dell’Università “Normale” di Pisa, dalle aule dove fare lezione, ai professori e quale sarà il costo. Dubbi che andrebbero risolti perché, anche se «la disponibilità di spazi per il nuovo organismo e la sua sede è espressamente posta dalla norma a carico dell’Università Federico II di Napoli», andrebbe confermato che «tal vincolo non si traduca poi in un maggior fabbisogno di locali ed immobili», da cui potrebbero derivare maggiori spese a carico dello Stato.

Il Consiglio nazionale dei giovani
In questo caso, non si capisce perché lo stanziamento per il Consiglio sia previsto solo per il prossimo anno. «Non appare chiara la motivazione all’origine della sua limitazione al 2019, atteso che le risorse sono finalizzate all’espletamento delle attività alle quali è chiamato il Consiglio nazionale dei giovani, destinate ad avere chiaramente una proiezione permanente».

Esami obbligatori per i neonati
Se l’estensione di questa misura sarà un «diritto soggettivo e obbligatorio», i tecnici del Senato spiegano che «non potrà essere limitato sulla base delle risorse aggiuntive appostate per la copertura e dovrà comunque essere garantito». Andrebbero quindi «forniti maggiori dettagli che consentano di ricostruire la stima dell’onere».

Catasto della frutta
La relazione dell’ufficio studi del Senato «si sofferma sull’importanza della norma ma non fornisce i dati, alla base della stima dell’onere, con riferimento alle attività di ricognizione e all’ideazione e realizzazione del sistema informativo». Si osserva, inoltre, che «pur essendo la spesa classificata come in conto capitale, ne viene stimato un impatto identico su tutti i saldi, contrariamente a quanto avviene di solito per tale tipologia di spese».

Numero unico europeo
Al fine di circoscrivere esattamente l’onere recato dalla norma, secondo i tecnici «andrebbero fornite maggiori informazioni relativamente agli oneri del personale delle regioni impiegato per il funzionamento del Numero unico, chiarendo se l’onere in questione è a totale carico del Fondo o solo per quota parte».

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