Manovra economica, il ministro Tria apre alla riduzione dell’Irpef

Allo studio una possibile limatura dal 23 per cento al 22 per cento. Sul fronte della flat tax si ragiona a due aliquote per chi fattura fino a 100 mila euro, al 15 per cento fino a 65 mila e al 20 per cento per il resto

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«Bisogna trovare gli spazi» per «una partenza di un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari» in modo «graduale» e nel «rispetto dei vincoli di bilancio», lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenendo alla Summer School di Confartigianato.

La strada verso la Flat tax
Sulla flat tax sostenuta con forza dalla Lega, il titolare del dicastero spiega che «va finanziata con le tax expenditures ma è un processo molto complesso e richiede tempo». Ad ogni modo l’obiettivo è di ridurre le tasse «indipendente dalla flat tax» e la semplificazione a «due aliquote è un modo per rendere più efficace il sistema».

Reddito di cittadinanza
Quanto alla misura-bandiera di M5S, il reddito di cittadinanza, il ministro osserva che «il problema è come lo si disegna». Bisogna infatti «disegnarlo in modo che abbia effetti positivi, il reddito di cittadinanza aiuta la crescita se è disegnato bene, bisogna strutturarlo in modo da non creare disincentivi», insiste. Inoltre bisogna «valutare qual è il costo addizionale». Tria si esprime poi in favore delle grandi opere infrastrutturali come la Torino-Lione e il gasdotto trans-Adriatico, noto con l’acrononimo Tap. «Spero che si facciano, che si sblocchino, che ci sia una soluzione anche perché fanno parte di reti infrastrutturali internazionali che a noi interessano perché il collegamento dell’Italia al resto dell’Europa o sul piano energetico all’Est dell’Europa è essenziale», sottolinea.

Intanto la Nota al Def attesa per il 27 «settembre dovrebbe registrare una stabilizzazione del rapporto debito-pil nel 2018. Bisogna continuare la riduzione debito pil», in realtà dovremo «iniziare» la riduzione, ora «siamo nella stabilizzazione» e «nell’anno in corso ci sarà una correzione dello 0,1 per cento» del rapporto, poi «vediamo gli ultimi dati», ha riferito nel suo intervento davanti alla platea di Confartigianato. E a proposito di debito non manca una riflessione legata alla Cassa depositi e prestiti. «Non so se debba diventare la nuova Iri ma non deve essere una nuova Gepi con intervento in imprese più o meno decotte», scandisce Tria, sottolineando che Cassa «è un soggetto partecipato dal Mef ma privato, la sua azione deve essere correlata al calcolo economico, altrimenti rientrerebbe nell’amministrazione pubblica e ci sarebbe un salto nel rapporto debito-pil che non voglio neppure pensare».

Verso la legge di bilancio
Intanto in base alle ipotesi allo studio dei tecnici in vista della legge di bilancio di metà ottobre, sul fronte della flat tax si ragiona a due aliquote per chi fattura fino a 100 mila euro, al 15 per cento fino a 65 mila e al 20 per cento per il resto. Sul versante Irpef, si ragiona ad una possibile limatura dal 23 per cento al 22 per cento. Tra le opzioni, anche uno sgravio Ires dal 24 per cento al 15 per cento per gli utili reinvestiti dalle società di capitali. Ipotesi questa, indicata a Confartigianato dal vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia. «La nostra proposta – spiega – è mantenere al 24 per cento tutto quello che tiri fuori e al 15 per cento strutturale quello che tieni dentro l’azienda» dunque investimenti «per acquisti di macchinari, assunzioni e per favorire la capitalizzazione».

Oltre la Fornero
Sul lato pensioni a livello tecnico si lavora sui ritocchi alla Fornero e sull’intervento sulle minime, redistribuendo le eventuali risorse reperite da un possibile taglio degli assegni sopra i 4 mila euro non giustificati da versamenti contributivi. Ma ogni voce del menù sarà poi sottoposta ad una scelta politica. Quanto alla pace fiscale, il fronte leghista punta ad un intervento ampio sulla falsariga del tombale del 2002, possibilmente con tre aliquote per chiudere i contenziosi. In manovra anche una riedizione del piano industria 4.0, che dovrebbe estendere gli incentivi all’innovazione alle pmi. Molto probabile anche una conferma anche le decontribuzioni piene per le assunzioni stabili al Sud introdotte dai precedenti governi, una misura finanziata con fondi Ue e dunque non onerosa per le casse pubbliche.

(Fonte: AdnKronos)

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