Manovra, gli 80 euro di Renzi diventeranno detrazioni fiscali

È questa la proposta della Lega, come spiegato dal viceministro dell'Economia Garavaglia, che, tuttavia, favorirà solo chi ha redditi più alti

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Quali saranno i punti principali della prossima manovra economica? Secondo un articolo pubblicato da Repubblica sulla prossima legge di bilancio: rapporto deficit/pil sotto l’1,8 per cento, blocco delle clausole Iva mediante il taglio delle cosiddette “tax expenditure” (benefici e agevolazioni fiscali), utilizzare gli 80 euro di Renzi per finanziare la flat tax. Come riporta il quotidiano romano, quindi, il documento che il governo dovrà presentare entro il prossimo 30 settembre «si tratta di un recipiente già colmo perché gli impegni presi dal governo per evitare in extremis la procedura d’infrazione con l’Ue costituiscono un vincolo piuttosto stringente. Obbligazioni assunte in particolare nelle lettere firmate il mese scorso dal premier Conte e dal ministro dell’Economia Tria».

Da reddito certo a detrazione fiscale
In particolare la manovra dovrebbe portare all’addio definitivo alla misura introdotta dall’art. 1 del d.l. n. 66/2014 e confermata dalla legge di stabilità del 2015, il cosiddetto Bonus Renzi (un credito Irpef che viene riconosciuto al dipendente direttamente in busta paga senza la necessità di presentare alcun tipo di domanda). I famosi “80 euro” in più in busta paga pari a 960 euro annui, a cui hanno diritto coloro che hanno un reddito complessivo compreso tra gli 8174 e i 26600 euro l’anno, saranno trasformati in detrazioni fiscali, come confermato dal viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, a margine dell’incontro al Viminale tra il vicepremier Salvini e le parti sociali: «Pensiamo a 10-15 miliardi di riduzione tasse. A partire dal superamento del bonus Renzi, che non vale dal punto di vista dell’accumulo pensionistico. Per superamento si intende la trasformazione in decontribuzione». Tuttavia, se questa ipotesi dovesse essere confermata, il cambiamento favorirà solo chi ha redditi più alti. Infatti, le detrazioni partono superati gli 8mila euro e aumentano progressivamente fino alla soglia dei 13mila euro quando le decontribuzioni saranno pari al bonus degli 80 euro. Pertanto, coloro che disporranno di redditi più bassi di quella cifra si ritroveranno a percepire ancora meno che in passato.

Il commento delle opposizioni
Il primo a esprimersi sulle intenzioni del governo è stato, ovviamente, il “padre” della misura che si vuole eliminare, ossia l’ex premier Matteo Renzi. «Il governo dice basta agli 80euro – scrive su Twitter il senatore del Partito democratico – A pagare sono sempre i più deboli, quelli per cui mille euro l’anno in più erano un aiuto vero. Ma Salvini finito il tour in spiaggia deve far cassa. Peccato perché era una misura giusta ma soprattutto perché a rimetterci sono sempre i soliti».A protestare anche la capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini, che in un comunicato stampa definisce poco chiara la misura della flat tax su cui verrà impiegato il Bonus Renzi: «Dopo mesi di propaganda, apprendiamo dalla stampa che i 23 miliardi di aumenti Iva previsti dalla legge di bilancio 2019 saranno coperti dal 2020 con il taglio di 23 miliardi di sgravi fiscali, mentre gli 80 euro del “Bonus Renzi” saranno dirottati in una flat tax che ancora non si capisce come sarà: incrementale, facoltativa, a una, due o tre aliquote, da 2, 15 o 70 miliardi? Nel 2018 gli italiani hanno già pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in più rispetto all’ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell’Unione Europea. Cosa vogliamo fare, ridurli alla fame? Il governo chiarisca una volta per tutte cosa intende fare».

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