Manovra, gli ultimi ritocchi prima del voto

Le principali misure della legge di bilancio dall'ecotassa ai fondi per Roma Capitale, mentre le opposizioni chiedono di rinviare l'approdo in Aula

manovra

Il testo della manovra dovrebbe arrivare a breve nell’Aula di palazzo Madama dove, molto probabilmente, sarà posta la fiducia per evitare problemi dell’ultimo minuto e far tornare il testo, prima di Natale, alla Camera per l’approvazione finale. Tuttavia, la possibilità che il contenuto non passi al vaglio delle commissioni, ma arrivi direttamente in Senato, ha scatenato la protesta delle opposizioni: «È una situazione inaccettabile. Ancor più inaccettabile sarebbe la forzatura di chiudere i lavori di commissione arrivando a riscrivere la manovra direttamente in Aula», spiegano in un documento inviato al presidente della commissione Bilancio, Daniele Pesco, con cui chiedono di proporre alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, un rinvio dell’approdo in Aula della legge di bilancio.
Intanto, dopo l’ultima riunione fiume, ieri sera, tra il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e i ministri del governo, sono stati messi a punto gli ultimi aspetti della manovra. Non sarebbero in discussione i due punti principali, reddito di cittadinanza e “quota 100”. Sarebbero state trovate, sembra, anche le ultime coperture per arrivare al 2,04 per cento del rapporto deficit/Pil, circa 3 miliardi di euro che proverrebbero dalle pieghe del bilancio dello Stato. Inoltre, tra i due vicepremier non ci sarebbe nessun malumore «sui numeri e sui contenuti della proposta da mandare a Bruxelles».

Le altre misure

Ecotassa
Dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini che aveva assicurato come nessuna tassa sarebbe stata introdotta a chi volesse acquistare un’utilitaria, scompare quasi del tutto l’ecotassa dalle auto con carburanti inquinanti. I malus rimarranno solo per chi acquisterà un Suv o un auto extra lusso, mentre saranno previsti bonus fino 6mila euro per chi acquisterà auto elettriche o ibride.

Pensioni d’oro e Opzione donna
Confermata un’altra grande battaglia del MoVimento 5 Stelle: i tagli alle pensioni d’oro rimangono fino al 40 per cento. Le risorse recuperate dai tagli, serviranno a finanziare “Opzione donna”, ossia un regime sperimentale che permetterà alle donne di anticipare i tempi della pensione.

Debiti della Pa
È stato trovato l’accordo per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione. Raggiunta un’intesa anche sulla riduzione delle tariffe Inail (il cui sgravio ammonterebbe a circa 600 milioni di euro) e del cosiddetto “end of waste” sui rifiuti.

Fondi per Roma
Dopo le polemiche tra il sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi, e il vicepremier, Matteo Salvini, sugli aiuti che il governo avrebbe dovuto dare alla città, ecco in arrivo per la Capitale le risorse con cui far fronte al problema della manutenzione del manto stradale e delle metropolitane, sotto osservazione negli ultimi tempi dopo l’incidente occorso ai tifosi del Cska Mosca nella stazione di Repubblica mentre si recavano allo stadio Olimpico per la sfida di Champions League contro la Roma.

Bonus cultura
La misura rimane, ma rispetto al passato non sarà più possibile utilizzare il bonus per i concerti e il cinema, ma soltanto per acquistare eBook e libri.

Il commento delle opposizioni
Intanto, in attesa che si arrivi a un accordo definitivo con l’approvazione da parte della Commissione europea sulla manovra e il nuovo rapporto deficit/Pil al 2,04 per cento, il capogruppo di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini, critica l’atteggiamento del governo che, spiega, è passato dal sovranismo «alla cessione di sovranità. Dopo tre mesi di sfide all’Europa, dopo aver assistito a lezioni di neopopulismo, il risultato è che la legge di bilancio italiana viene riscritta a Bruxelles. Mancano solo i segni di matita rossa e blu e la cessione di sovranità è servita».
Anche Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, ha commentato il passo indietro del governo, arrivato ad approvare una manovra al 2,04 per cento contro il 2,4 previsto in partenza: «I signori del governo hanno fatto una grande confusione, hanno dichiarato guerra all’Europa e l’hanno persa».
Per Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio e candidato alla segreteria del Partito democratico, quella del governo è una manovra «sempre più sgonfiata dalle promesse fatte da Lega e M5S».
Infine, Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e deputato di Liberi e uguali, è fortemente critico verso il reddito di cittadinanza che, spiega, «non ha quasi per nulla a che fare con il reddito di base vero e proprio, di cui ci sarebbe un disperato bisogno, ma piuttosto con una estensione persino peggiorativa del reddito di inclusione partorito dai governi Renzi-Gentiloni. Sono davvero curioso di vedere gli effetti che produrrà».

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