Manovra, i commenti sul decreto che introduce reddito e quota 100

All’evidente soddisfazione dei principali esponenti del governo si contrappongono le aspre critiche delle opposizioni

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Il premier, Giuseppe Conte (fonte: www.governo.it)

Il varo del decreto su reddito di cittadinanza e quota 100 era uno dei traguardi imprescindibili per il governo Lega-M5S. Il via libera al provvedimento, ha spiegato il premier, Giuseppe Conte, durante la conferenza post consiglio dei ministri, «rappresenta una tappa fondamentale per l’esperienza di governo». Conte ha sottolineato anche che le due misure adottare «non rispondono a estemporanee promesse fatte in campagna elettorale in maniera improvvida, ma –  costituiscono il tassello – di una politica economica sociale di cui andiamo fieri».
«Sono onorato – ha commentato il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio – di poter firmare un decreto come questo, la vita migliora per 5 mln di italiani». Il vicepremier ha parlato insieme al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e all’altro vicepresidente e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, durante la conferenza post consiglio dei ministri che ha approvato il decreto con le specifiche dei due provvedimenti. Salvini ha commentato così la firma del decreto: «Sono felice, ci siamo, tanto impegno e siamo passati dalle parole ai fatti – e ha aggiunto – Ci dicevano che non si poteva fare il diritto alla pensione per un milione di italiani contiamo possa trasformarsi in diritto al lavoro per un altro milione di italiani». Salvini ha poi aggiunto di voler dedicare la “quota 100” all’ex-premier Mario Monti e a Elsa Fornero, “titolari” della norma che regola l’attuale sistema previdenziale, spiegando di considerare la misura appena introdotta un punto di partenza.

Il commento delle opposizioni
Dopo le dichiarazioni soddisfatte ed entusiaste dei rappresentanti del governo, non si sono fatte attendere le critiche dell’opposizione.
Tramite Facebook, l’ex premier e senatore del Partito democratico, Matteo Renzi, dopo aver accusato il governo di mantenere il 10 per cento di quanto promesso ha spiegato di essere «contrario a queste misure perché secondo me i soldi degli italiani vanno messi per creare lavoro o aumentare i salari, non per far pagare ai giovani le pensioni anticipate o favorire chi lavora in nero. Ma credo che sia molto importante memorizzare ciò che i tre ci hanno detto oggi. Perché tra qualche mese tireremo le somme e vedremo se il loro entusiasmo è giustificato. Da italiano spero di sì. Da persona di buon senso temo di no».
Secondo Maurizio Martina, ex segretario dem e candidato alle primarie del partito, la Lega e il MoVimento 5 Stelle «Hanno approvato due provvedimenti che tagliano completamente fuori le donne, i giovani, i lavoratori. Hanno abolito il lavoro e il prezzo più caro lo pagheranno i giovani, le donne e chi oggi lavora in condizione di fragilità».
E a ricordare l’importanza del lavoro è anche Nicola Zingaretti, avversario di Martina alle prossime primarie del Pd. Tramite la sua pagina Facebook il presidente della Regione Lazio ha commentato: «Il primo articolo della nostra Costituzione afferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Per il governo è come se questo articolo non esistesse. Nessuna delle misure approvate risponde al tema del lavoro che riguarda milioni di italiani, di donne e di giovani. Gli italiani meritano di più».
Dal centro destra, invece, si alzano le proteste di Forza Italia con il presidente Silvio Berlusconi, appena candidatosi alle prossime elezioni europee di maggio, che su Radio1 ha spiegato di essere preoccupato per il futuro del Paese: «Prevedo degli scenari molto negativi perché nulla in questo decreto va nella direzione di aumentare lo sviluppo, la crescita e il sostegno dell’economia».
Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata forzista, definisce il decreto appena approvato dal governo, una doppia delusione: «Tradisce le aspettative dei pensionati dunque gli impegni presi dal centrodestra in campagna elettorale e non abolisce affatto la povertà, anzi, rischia di aumentare i problemi. In alcune aree del Paese un sussidio così congegnato finirà infatti per alimentare il lavoro nero e danneggiare imprenditori e lavoratori onesti».
Infine, Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, si divide nelle critiche alla misura. Se, infatti, da un lato si dice favorevole alla “quota 100” perché spiega «chi ha versato 38 anni di contributi – è giusto che – possa andare in pensione se vuole», allo stesso tempo con una lettera al quotidiano “Libero” diretto da Vittorio Feltri, comunica che «Fratelli d’Italia è pronta a costituire i comitati per la raccolta delle firme» per il referendum abrogativo del reddito di cittadinanza.

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