Manovra, il reddito di cittadinanza va a italiani e stranieri

In attesa del testo definitivo, iniziano a circolare le prime bozze del decreto che regola il funzionamento del sussidio e di quota 100

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Con il nuovo anno, ecco arrivare il decreto legge sui due provvedimenti principali del governo previsti nella manovra economica: reddito di cittadinanza e quota 100. In attesa del testo definitivo, iniziano a circolare alcune bozze del provvedimento dove si legge che la data di partenza delle due misure sarà aprile 2019. Inoltre, a partire da marzo, non sarà più possibile fare richiesta per il Rei (reddito di inclusione). Per quanto riguarda quota 100 sembrano confermati i requisiti per accedere al provvedimento: si potrà andare in pensione anticipatamente con 62 anni d’età e 38 di contributi. La sperimentazione sarà valida per il triennio 2019-2021, mentre successivamente il requisito dell’età anagrafica sarà «adeguato agli incrementi della speranza di vita».Nel decreto, si parla anche della modifica dei vertici di Inps e Inail che potrebbero tornare ad essere guidate da un cda.

Reddito di cittadinanza: requisiti e funzionamento
Potrà fare richiesta chi è in possesso di un Isee inferiore ai 9360 euro, un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, inferiore ai 30mila euro e un valore patrimoniale mobiliare non superiore ai 6mila euro, soglia accresciuta di 2000 euro per ogni componente familiare, fino a un massimo di 10mila e di 5mila euro per ogni componente con disabilità.Il provvedimento vedrà la luce a partire da aprile e, come riportato nella bozza, per «i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componente di età pari o superiore e 65 anni assume la denominazione di pensione di cittadinanza». Per poter fare richiesta occorre avere una serie di requisiti, come quello di essere, al momento della domanda, cittadini residenti in Italia in maniera continuativa da almeno 10 anni. Il reddito verrà erogato a chi «è in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parti della Ue, ovvero suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero proveniente da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, ovvero cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo». Durerà per un periodo continuativo non superiore ai diciotto mesi durante i quali «accettare di essere avviato ai corsi di formazione o di riqualificazione professionale – e -accettare almeno una di tre offerte congrue».Entro i primi sei mesi dall’inizio dell’erogazione del sussidio, le offerte di lavoro potranno essere a non più di 100 chilometri di distanza, che saliranno a 250 dal 6° al 12° mese. In seguito, le richieste potranno arrivare da tutta Italia purché il beneficiario faccia parte di una famiglia dove non ci siano minori o disabili. Trascorsi 12 mesi, senza nessuna offerta di lavoro, la prima richiesta potrà arrivare dentro i 250 chilometri. Previsti anche dei benefici per le imprese che assumono a tempo pieno e indeterminato un lavoratore che ha diritto al reddito di cittadinanza.

Chi usufruirà del reddito
A beneficiare del provvedimento dovrebbero essere 4.559.579 individui. La maggior parte dei nuclei beneficiari, il 53 per cento, si trova al sud e nelle isole, mentre le prime 6 regioni sono Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia, Puglia e Piemonte. La composizione dei vari nuclei è formata nel 27 per cento dei casi da un componente, nel 18 per cento da due, per il 23 per cento da tre familiari, per il 21 per cento da quattro componenti e per il 16 per cento da cinque.Il costo della misura incluso gli stranieri è di 8.526.606.259 euro.

Le proteste sul reddito ai migranti
E sono proprio i lavoratori stranieri (secondo le stime del governo solo il 5 per cento beneficerà del provvedimento) ad aver scatenato una nuova polemica sulla misura tanto cara al MoVimento 5 Stelle.
Secondo Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, il provvedimento sul reddito di cittadinanza è sbagliato in quanto conterrebbe «forti disparità e ingiustizie. Ad esempio, tra chi vive al Nord e al Sud perché non si tiene conto dei diversi contesti territoriali. Inoltre, aggiunge, «italiani e stranieri dovranno possedere uguali requisiti anzi, coloro che avendo lavorato all’estero tornano in patria e si ritrovano senza lavoro, non potranno ricevere il reddito. Dentro una misura sbagliata e recessiva si nasconde quindi una beffa incredibile per i nostri connazionali meno abbienti e in difficoltà».
Anche Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, protesta contro questo aspetto del decreto e, in un post su Facebook, commenta: «Follia reddito di cittadinanza: agli stranieri residenti in Italia da 10 anni, sì; agli italiani che tornano in Patria dopo aver lavorato all’estero, no. Insomma il reddito di cittadinanza senza cittadinanza agli stranieri, ma niente reddito di cittadinanza a chi ha la cittadinanza italiana. Ma siamo matti?».

La replica del governo
A rispondere ai vari attacchi al provvedimento è stato il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che ha spiegato come il reddito di cittadinanza sia stato pensato «per i cittadini italiani e infatti per rispettare le normative europee e farlo avere ai cittadini italiani spostiamo il lungo soggiorno a oltre 10 anni e bypassiamo le normative europee che dicono di darlo a tutti».
Inoltre, Di Maio risponde a chi, come la Cgia di Mestre, lancia l’allarme sulla possibilità che almeno la metà dei fondi a disposizione per il reddito vada a chi svolge un lavoro in nero. Secondo il vicepremier un simile scenario non sarebbe possibile perché «abbiamo una interlocuzione con le autorità preposte ai controlli e la Guardia di finanza potrà controllare in tempo reale gli abusi».

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