Manovra, reddito e quota 100 diventano legge. M5S: «Si realizza un sogno»

Per il premier Conte le due misure avranno un impatto sui consumi, mentre l'opposizione attacca la maggioranza sui numeri in Aula

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Il decreto che ha introdotto il reddito di cittadinanza e quota 100 è ufficialmente una legge dello Stato. Il provvedimento è stato approvato in via definitiva dall’Aula del Senato con 150 voti a favore, 107 contrari e 7 astenuti. Presente, al momento del voto, anche il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che subito dopo l’approvazione ha dichiarato: «Sono misure che avranno un impatto sui consumi. È un momento in cui c’è una congiuntura internazionale che non è favorevole, è un momento in cui c’è bisogno di maggiore operosità, dobbiamo lavorare tutti insieme, con fiducia e con operosità».

I commenti della maggioranza…
Non passa poco prima che arrivi anche il commento del leader del MoVimento 5 Stelle, Il vicepremier Luigi Di Maio: «Al Senato abbiamo approvato definitivamente il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 – scrive su Facebook – Noi abbiamo approvato due misure per un nuovo modello di welfare e andiamo verso il taglio degli stipendi dei parlamentari».
Tra i componenti di governo del MoVimento la soddisfazione è palpabile con le dichiarazioni entusiastiche che arrivano anche dai ministri Toninelli e Bonafede, che parla di un sogno che si realizza, e dal viceministro Castelli che ringrazia il governo e il Parlamento per il lavoro svolto.
Soddisfazione anche per il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Cominardi (M5S), che esprime il suo pensiero in una nota: «Abbiamo concluso i lavori parlamentari sul Decretone, adesso Reddito di Cittadinanza e Quota 100 possono davvero spiegare le vele! La rotta intrapresa è quella giusta, lo dicono i numeri: alla data di ieri le domande presentate per Quota 100 sono state 102.965 mentre per il Reddito di Cittadinanza le richieste da Nord a Sud superano le 600.000 unità con Lombardia, Campania e Sicilia in testa alla classifica regionale».
Se i 5 Stelle plaudono al reddito di cittadinanza, la Lega gioisce per quota 100: «Finalmente quota 100 è legge. Avevamo promesso di smontare pezzo dopo pezzo la legge Fornero e abbiamo cominciato a farlo – dichiara Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro – Un impegno preso è un impegno preso e quello di oggi rappresenta solamente il primo passo verso una maggiore equità sociale che spetta a tutti gli italiani. Liberare chi vuole andare in pensione e permettere un ricambio generazionale che darà nuova linfa al mercato del lavoro. L’Italia dopo anni di politiche stagnanti ha bisogno di misure che sappiano interpretare le esigenze del Paese. E le oltre 100 mila domande di adesione a quota100 in poche settimane sono la migliore risposta a tutte le critiche strumentali che cercano di fermare il cambiamento di questo governo».

…e quelli dell’opposizione
Dopo il voto al Senato, il Partito democratico, attacca i numeri della maggioranza. Come spiega su Twitter Andrea Marcucci, capogruppo dei senatori dem, «la maggioranza in Senato è sempre più striminzita. Sul decretone i sì sono solo 150, con tutti i ministri della Lega assenti sui banchi del governo, ed in totale con meno 4 voti i Cinque stelle, e meno 12 il partito di Salvini. Iniziano a vergognarsi un po’ anche loro».
Anche Annamaria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, parla di una maggioranza in difficoltà: «Il Decretone, provvedimento bandiera del governo è stato approvato dal Senato con appena 150 voti, ben al di sotto della maggioranza assoluta, a dimostrazione dello sfilacciamento politico di questa maggioranza». La senatrice, poi, entra nel merito del provvedimento e commenta: «Il mix tra reddito di cittadinanza e quota 100 è una scommessa temeraria che non cancella la povertà e alimenta disoccupazione e lavoro nero. Anche il falso mito dei prepensionati che liberano posti per i giovani verrà purtroppo smentito dai fatti. La scelta di finanziare tutta in deficit la spesa sociale, col debito pubblico che sta crescendo a ritmi da record e con il Paese in recessione va in direzione esattamente opposta agli interessi del Paese. Una deriva irresponsabile».
A dare manforte alla capogruppo dei senatori azzurri è Roberta Toffanin, relatrice di minoranza al decretone, che ha definito la misura un «provvedimento vincolato soltanto a ottenere consenso elettorale».
Infine, c’è chi, come il gruppo di Liberi e Uguali, ha scelto di astenersi come spiegato dal senatore Francesco Laforgia: «Noi siamo a favore di una misura di sostegno al reddito e di contrasto alle povertà, non abbiamo mai avuto un pregiudizio nei confronti del reddito di cittadinanza ma siamo molto preoccupati rispetto all’implementazione di questo provvedimento perché ci sono buchi importanti e contraddizioni».

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