Marchi storici italiani, la battaglia riguarda lavoratori e consumatori

La tutela del Made in Italy è tornata d’attualità. Salvini: «La produzione deve tornare nel nostro Paese». La Coldiretti applaude

villeggiatura

Tre storici marchi italiani su quattro sono già volati via dai confini della Penisola. Nel corso degli anni la lista è diventata bella lunga e contiene alcuni nomi prestigiosi: la birra Peroni, i gelati Grom, Antica gelateria del Corso e Algida, i marchi dell’olio Bertolli, Carapelli, Sasso, Sagra e Filippo Berio, la pasta Buitoni e la pasta Del Verde, i cioccolatini Perugina e Pernigotti, lo spumante Gancia, latte e formaggi di Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli e delle Fattorie Scaldasole, i salumi Fiorucci, l’Orzo Bimbo, i cracker Saiwa, le bibite San Pellegrino, i liquori Stock e le caramelle la Sperlari.

Parla Salvini
La tutela del Made in Italy è tornato d’attualità nel dibattito politico. «Se vuoi continuare a usare quel marchio storico, che è un valore aggiunto, devi mantenere la produzione in Italia», ha detto Matteo Salvini presentando la norma per la tutela dei marchi italiani, con una proposta di legge per salvaguardare i marchi storici italiani, con oltre 50 anni. «Se poi vuoi aprire con il nome della Pernigotti o della Borsalino aziende in Russia o Cina, devi comunque mantenere la produzione in Italia per conservare il marchio storico. E’ uno strumento di difesa del made in Italy e delle aziende italiane, che dobbiamo difendere con le unghie, con i denti e con il buon senso. Se produci cioccolato in Turchia – dice Salvini riferendosi al caso della Pernigotti, azienda piemontese rilevata da gruppi di quel paese – ci metti allora una etichetta così grande dove scrivi “Made in Turchia”, cosa che oggi l’Europa impedisce. L’etichettatura obbligatoria dei prodotti, quando andremo al governo dell’Europa sarà una delle nostre prime preoccupazioni, gli equilibri che verranno fuori dopo il 26 maggio metteranno al primo posto il lavoro». 

Applaude la Coldiretti
Le parole del leader della Lega sono state accolte con favore dalla Coldiretti. Così il presidente Ettore Prandini: «La tutela dei marchi storici è una svolta per l’agroalimentare Made in Italy dopo che ormai circa 3 su 4 sono già finiti in mani straniere e vengono spesso sfruttati per vendere prodotti che di italiano non hanno più nulla, dall’origine degli ingredienti allo stabilimento di produzione.Si tratta di un’inversione di tendenza dopo che, negli ultimi decenni, gli stranieri hanno acquisito quote di proprietà nei principali settori dell’agroalimentare italiano, dalla pasta all’olio, dagli spumanti ai gelati, dai salumi fino ai biscotti. Uno shopping senza freni che è stato peraltro accompagnato solo da sporadiche azioni dell’Italia all’estero dove spesso sono stati frapposti ostacoli. L’attenzione all’acquisizione dei marchi storici è necessaria perchè si tratta spesso del primo passo della delocalizzazione che si realizza con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e con la chiusura degli stabilimenti e il trasferimento di marchi storici e posti di lavoro fuori dai confini nazionali. In questo contesto l’Italia ha il dovere di porsi all’avanguardia in Europa nella politiche di tutela della trasparenza, proseguendo nel percorso intrapreso a livello nazionale nell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza degli alimenti dando al più presto attuazione alle nuove norme sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti approvate con la legge n.12 dell’11 febbraio 2019 sulle semplificazioni».