Mare, anche l’Italia si schiera a tutela della tartaruga Caretta caretta

Il nostro Paese, insieme ad altri Stati europei, partecipa a un progetto per salvaguardare alcune specie marine dalla grande quantità di plastica che si trova nell'acqua

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Tartaruga Caretta caretta imprigionata in una rete da pescatore (foto da indicit-europa.eu)

Sviluppare una metodologia per rendere operativo un indicatore sulla quantità dei rifiuti nei mari ingeriti dalla tartaruga Caretta caretta e da altri animali marini. È questo l’obiettivo del progetto europeo Indicit (Implementation of the indicators of marine litter on sea turtles and biota in regional sea conventions and marine Strategy framework directive areas) a cui il nostro Paese partecipa insieme a Francia, Grecia, Portogallo e Spagna. Come spiega in una nota il ministero dell’Ambiente, il progetto, finanziato dall’Ue, si inserisce nell’ambito dell’attuazione della Direttiva quadro sulla Strategia marina. Inoltre, il ministero partecipa al coordinamento del progetto nel quale sono coinvolti come soggetti attuatori l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e lo Iamc-Cnr (Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche).

Il documentario sul progetto
Tra tutti i rifiuti presenti nei mari e sulle spiagge, la plastica rappresenta l’80 per cento. Finora le specie studiate dal progetto sono state il fulmaro, un grosso uccello marino, per i mari del Nord Europa, e la tartaruga marina Caretta caretta per il Mediterraneo.
L’ampia distribuzione geografica della specie, la presenza in differenti habitat e la caratteristica di ingerire i rifiuti marini fanno della tartaruga Caretta caretta un buon indicatore per valutare l’impatto della plastica sulla fauna marina.
Per spiegare al meglio il progetto è stato prodotto un documentario, “Marine litter impact on sea turtles”, visionabile online sul sito dell’Ispra. Come si vede nel video, dopo un primo anno di analisi eseguite sulle tartarughe spiaggiate o frutto di cattura accidentale da parte dei pescatori, è emerso che oltre il 60 per cento degli esemplari presentava plastica nell’apparato digerente.

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