Maturità 2019, Gino Bartali mette tutti d’accordo. Il figlio: «Orgoglioso»

Il tema di attualità sul ciclista che ha sfidato con la sua bici il nazismo è piaciuto. Non a caso è stato uno dei più scelti tra gli studenti

maturità 2019
fonte: Facebook Associazione Amici del Museo del Ciclismo Gino Bartali

Il tema di attualità su Gino Bartali, difficile da pronosticare, è piaciuto un po’ a tutti. Non a caso è stato uno dei più scelti tra gli studenti impegnati nell’esame di maturità 2019. Forse perché attorno alla figura del ciclista – che ha sfidato con la sua bici il nazismo – si fondono storia, sport e solidarietà ma anche pagine di successi, dal Giro d’Italia fino al Tour de France.

Giorgetti applaude
«
Per la prima volta nella storia Bartali entra negli esami di maturità. Un segnale bellissimo, che personalmente mi emoziona moltissimo, perché allo sport viene riconosciuto il suo posto nella storia come valore fondamentale nella formazione culturale dei nostri ragazzi e di tutta la comunità». ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti, commentando la traccia d’esame sul campione di ciclismo nominato Giusto tra le Nazioni perché nascose e trasportò falsi documenti nella sua bicicletta durante l’occupazione tedesca dell’Italia.  

I paranti di Bartali
Felice Luigi Bartali, figlio di Gino Bartali, che ha detto: «Sono fiero e orgoglioso che a molti anni dalla morte ancora si ricordi la figura di mio padre: ha fatto molto per l’Italia. Non andava a raccontare le sue imprese e le sue gesta personali perché era un uomo semplice e umile. Sulla vita privata era taciturno, parlava solo di ciclismo e di sport in pubblico. Mio padre è stato un esempio: era una persona corretta nello sport, oggi cosa rara, e nella vita. I giovani dovrebbero capire il personaggio e il periodo in cui è vissuto e trarre dai suoi comportamenti esempi propri». Contenta anche la nipote di Bartali, Lisa: «Non c’erano dubbi che il nonno fosse entrato già da un bel pezzo nella storia italiana, ma che sia argomento scolastico di questo rilievo è una notizia eccezionale».

Da Moser al museo di Firenze
L’ex ciclista Francesco Moser ha commentato così la traccia dell’esame di maturità 2019 su Bartali: «Bartali è parte della storia recente di questo Paese. E’ importante questa traccia di maturità perché a quei tempi il ciclismo era il primo sport in Italia. L’ho conosciuto fin da quando ero piccolissimo. Facevamo il Giro d’Italia insieme. E’ stato il direttore sportivo dei miei figli alla San Pellegrino. Mi ricordo che lo sgridavo perché a più di 80 anni guidava la macchina: è stato un campione». Maurizio Bresci, presidente dell’Associazione Amici del Museo del Ciclismo “Gino Bartali” di Firenze, ha detto: «E’ una bellissima idea aver proposto agli studenti un tema su Bartali. Gino è stato un esempio positivo sia nello sport che nella vita, per lui l’amicizia e il rispetto venivano prima della rivalità. E’ bello che si sia voluto fa conoscere un grandissimo sportivo e un grandissimo uomo, generoso e sobrio nella vita privata».

Federciclismo
«Finalmente. Riempie di orgoglio tutto il mondo ciclistico a livello internazionale. Nel dopoguerra Bartali ha risollevato il risorgimento italiano». Parola di Renato di Rocco, presidente di Federciclismo e vice presidente della Federazione mondiale ciclismo. «Si tratta di un atto di grande attenzione verso una disciplina che ha segnato la rinascita del Paese – ha aggiunto Di Rocco – e che svolge ancora un ruolo molto importante sul territorio. Bartali si è sempre distinto nel gruppo per il suo essere cattolico, una persona rigorosa con un grande rispetto per la famiglia – ha ricordato Di Rocco – ha fatto la differenza con tutte le buone azioni da lui realizzate in un periodo di grandi difficoltà prendendosi anche tanti rischi. Azioni che hanno sicuramente segnato l’uomo Bartali’. Se poi la comunità didattica lo ha scelto significa sicuramente che può essere di insegnamento, – ha chiosato Di Rocco – con il suo comportamento e questo può esser utile ai giovani, alla società e alla nostra Repubblica».